SCENARIO

Shaping the future. Scenario di Sara Sozzani Maino

Questo Scenario, a cura di Sara Sozzani Maino, Vice direttrice di Vogue Italia e Head di Vogue Talents, affronta il tema: Shaping the future, sull’evoluzione della moda e il ruolo dei talent in questa trasformazione. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @saramaino_

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Ph. Emilio Tini
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I talenti di nuova generazione, nel mondo della moda, stanno contribuendo all’evoluzione del settore. Questo anno e mezzo di pandemia ha portato tutti a riflettere. Per il lavoro che faccio sono sempre a contatto con giovani studenti e designer e, in questo periodo, ho interagito ancora più del solito con loro. La nuova generazione è sicuramente quella che ha accusato maggiormente questa situazione, ma è anche quella che ha saputo reagire meglio. È una generazione con la voglia di fare, di attuare dei cambiamenti. Parlando con i designer, nonostante abbiano vissuto un momento molto difficile e dovuto trovare un modo per reinventarsi, la cosa che mi ha stupita maggiormente è il modo in cui abbiano trovato nuove potenzialità ed i modi per esprimersi al meglio. Negli ultimi due anni è affiorata proprio una nuova generazione di talenti: era da tanto che non accadeva una cosa del genere. Quello che mi sono sentita di dir loro è che adesso hanno veramente il potere di cambiare le cose e di non sottostare a determinati meccanismi che fino ad ora “bisognava” seguire. Quello che stiamo vivendo è, per la nuova generazione di creativi, un momento di grande creatività, di ascesa e di grandi possibilità. Ovviamente tutto questo diventa possibile se si riceve un supporto, come quello che può arrivare da parte dei media (come nel mio caso), dalle istituzioni o dal “sistema”. Fare tutto completamente da soli oggi è impossibile, non perché ai designer manchino le capacità, ma perché essi si ritrovano ad affrontare un sistema che è di per sé complicato. La voglia di cambiamento c’è, e su questo sono molto ottimista, però non è sempre semplice realizzare tutto ciò che si vuole.

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Ph. Ludovica Arcero

La maggior parte dei designer di nuova generazione (almeno l’80%) sta lavorando nella direzione della responsabilità sociale, di community, di produzione. Preferisco parlare di “responsabilità”, anziché di “sostenibilità” perché la parola “responsabilità” include un orizzonte più ampio, nel quale trovano spazio anche la salvaguardia del Pianeta, delle comunità, delle piccole realtà artigianali (come gli artigiani e i sarti) che erano dimenticate da troppo tempo. Questa new wave di creativi, invece, e parlo sia di realtà italiana che internazionale, ha voglia di dire la sua e veicolare messaggi concreti, e non solo idealistici. Siamo quindi in un momento di grande fermento… Credo si possa continuare in questa direzione solo con un sistema di lavoro e di scambio. Non si può più guardare solo il proprio “orticello”, bisogna aiutarsi. Bisogna creare sinergie perché da queste possono nascere bellissimi risultati. Sono ottimista perché la voglia di cambiamento c’è, anche se il sistema mantiene degli ingranaggi consolidati, che sono duri da cambiare. Basti pensare alle grandi aziende che si stanno mettendo in discussione, dopo essersi accorte di aver forse sbagliato sino a ieri. È l’ora, anche per loro, di rimettersi in gioco, guardando al futuro.

Fare una collezione e avere i contatti giusti (sto semplificando la cosa, in realtà non è così automatico) è di gran lunga insufficiente al giorno d’oggi per avere successo. Adesso, nel momento in cui decidi di fare qualcosa di tuo, devi creare qualcosa in grado di lasciare un segno nel mondo, o lanciare un messaggio positivo di cambiamento. Non è più sufficiente fare le cose solo per sé stessi. Lo storytelling, di cui si parla molto negli ultimi tempi, deve avvenire non solo sui social. Bisogna metterci la faccia, far vedere quello che accade nella tua vita, far capire che credi in quello che stai facendo. Deve passare il messaggio di autenticità, di inclusione.

Soprattutto oggi, quando la nostra società sta vivendo un momento di grandi battaglie, su tutti i fronti. Mi verrebbe subito da citare i temi dell’inclusività e della diversity, due parole che ammetto con grande sincerità non amo molto usare. Sicuramente al centro del dibattito c’è il tema dei diritti delle persone, a 360 gradi: credo sia maturata la consapevolezza che tutti debbano avere il diritto di accedere alle medesime opportunità.

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Ph. Alessandro Furchino Capria

Ci sono poi delle questioni di origini esterne… L’esigenza principale di un talento di nuova generazione è infatti quella di essere ascoltato. Vogue Talents nasce proprio per questo, per creare una piattaforma di inclusione. Poi è ovvio che deve esserci una selezione, bisogna fare delle scelte, ma da tutto questo deve passare un messaggio. Noi dobbiamo impegnarci nel volerli ascoltare e nel dar loro un feedback affinché loro possano costruire qualcosa. Sia che il riscontro sia positivo o negativo, la cosa fondamentale è che ci sia sempre una forte volontà di costruzione. Ci vuole tempo e tanto lavoro e passione. Quello che provo a fare io, per quanto mi è concesso, è sensibilizzare i grandi brand e le autorità al fatto che noi siamo tutti di passaggio. E l’ideale, in questo passaggio, è lasciare qualcosa… Questa è l’esigenza principale. L’altra cosa, e parlo per l’Italia, è quella di essere riconosciuti, perché c’è tutta una parte di nuova generazione di creativi che non viene ascoltata e considerata. Quindi l’obiettivo è quello di dar loro più voce.

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Sara Sozzani Maino at Polimoda

C’è poi la spinosa questione commerciale… Il vero problema, per un “giovane” brand, è che aleggia sempre la convinzione che se non sei conosciuto non puoi avere gli stessi prezzi di un brand blasonato. Questo lo comprendo, però è pur vero che anche un brand giovane può avere tutte le carte in regola per avere una qualità del prodotto eccellente e quindi anche un costo alto dei propri prodotti. Quindi, per uscire da questa impasse, quello che consiglio ai giovani brand è di segmentare il prodotto e provare a capire se c’è qualcosa che si può eliminare, per abbassare i costi. Non c’è bisogno di abbassare la qualità per abbassare i costi, ma semplicemente alcune volte basta rivedere alcuni dettagli. Anche in questo caso c’è bisogno di aiutare, di supportare questi talenti, di essere per loro come una sorta di guida. Perché alcuni hanno l’esperienza e sanno bene cosa significa fare un prodotto di qualità, ad un costo giusto. Alcuni invece sono autodidatti e senza esperienza, quindi serve il famoso “sistema” per aiutarli e guidarli. Ovvio che mi sembra quasi scontato dire che il “nome” fa la differenza, ma da qualche parte si deve pur iniziare…

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Ad ogni modo, la caratteristica che maggiormente mi colpisce in un Talent è la sua autenticità, e per autenticità intendo essere umili, essere consci di ciò che si è, avere sempre i piedi ben piantati in terra. E restare fedeli alla propria visione, al proprio Io senza farsi condizionare troppo. Gli sbagli, invece, sono la cosa migliore che possa capitare per migliorare se stessi.

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Ph. Emilio Tini
Sara Sozzani Maino è una delle figure di riferimento nell’ambito del supporto dei talenti di nuova generazione. È Vicedirettrice di Vogue Italia e Head di Vogue Talents, progetto di Vogue Italia nato nel 2009 per ricercare e supportare i migliori talenti creativi emergenti nell’ambito della moda. In coordinamento con Altaroma, ha supervisionato il concorso “Who is on Next?” a sostengno del Made in Italy. Partecipa regolarmente ad eventi di scouting come il premio LVMH, l’International Talent Support (ITS), il Woolmark Prize, il Fashion Trust Arabia e molti altri. Da settembre 2018 è International Brand Ambassador per la Camera Nazionale della Moda Italiana.

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