SCENARIO

Design fluido. Scenario di Walter De Silva

Questo Scenario, a cura di Walter De Silva, Maestro del design italiano e Compasso d’Oro alla Carriera nel 2011, affronta il tema: Design fluido. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @walter_desilva

Ph. Daniel Nikodem
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Inizio parlando di Disegno e design industriale. C’è una definizione di Tomás Maldonado [artista, designer, filosofo e accademico argentino, ndr] nel 1916, che afferma: “Il disegno industriale è un’attività progettuale che consiste nel determinare le proprietà formali degli oggetti prodotti industrialmente”. Per proprietà formali non si devono intendere solo le caratteristiche fisiche, ma soprattutto le relazioni funzionali e strutturali che fanno di un oggetto un’unità coerente sia dal punto di vista del produttore che dell’utente. Mi piace partire da questa definizione perché credo che oggi il design sia andato oltre i confini, siamo andati oltre, è molto fluido. Siamo immersi dal design, sia da un punto di vista del reale che da un punto di vista della concretezza. Dopo più di un secolo di vita possiamo affermare che la trasversalità del design è evidente e presente nell’uso e in ogni gesto quotidiano. I designer sono chiamati sempre con maggiore frequenza a riorganizzare il visibile, all’uso di questa complessa disciplina come diffusore di comunicazione diretta, applicando soluzioni innovative e metodologie. Queste metodologie possono essere digitali o analogiche, ma sono sempre più avanzate. Anche il prodotto, comunemente descritto come artigianale, inevitabilmente sarà soggetto anch’esso a processi innovativi e metodologie costruttive sempre più avanzate, al punto che un pezzo unico, per rimanere tale e avere una sola anima, dovrà accettare la distruzione del suo software. Questo ci deve far pensare molto. Ma, allo stesso tempo, il crescente uso del design o della parola design, in modo superficiale ed equivoco, sta provocando una vera e propria decadenza intellettuale e concettuale.

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Sketch by Walter De Silva

Il design è un po’ un testa-coda ed è pericolosamente fuori controllo. Disciplina, filosofia ed etica progettuale sono avvolte da una nebbia preoccupante, composte da figure che non hanno nulla a che vedere con il design. La parola design è spesso abusata, sfruttata e maltrattata ed è utilizzata come una maschera per coprire lacune culturali. È opportunismo, è trasformismo e ci lascia un po’ attoniti. Nella nostra epoca, spesso constato che artisti, sportivi, modelli, cantanti, blogger, politici, manager, piccoli e grandi star, e persino semplici frequentatori di social network, si autoproclamano designer…  Senza pudore, senza rispetto, verso una delle professioni più complesse e articolate al mondo. Questi signori, che ovviamente non si trasformano in avvocati o medici, sono dei mutanti un po’ prefabbricati da un marketing che vuole un consumo sfrenato e superficiale, e a mio parere sono dannosi alla nostra professione. Sono semplicemente delle persone che indossano una maschera e affondano la loro impreparazione occupandosi solo di estetica superficiale e di trend molto vicini al mercato.

Cosa è rimasto del design allora? Beh è rimasto molto, fortunatamente…

In primo luogo le parole dei padri fondatori, tra i quali Gio Ponti, creatore del Compasso d’Oro e creatore dell’Associazione del Disegno Industriale. C’è una sua testimonianza datata 1958 che è straordinaria e incredibilmente attuale (pensando ai giorni di oggi). Gio Ponti dice: “l’argomento del design industriale concerne profondamente l’Italia. Tutto quello che si fa in questo settore serve all’Italia. Abbiamo noi altre risorse? Ne abbiamo due: l’intelligenza vivace e la vocazione alla bellezza. Per questo non ci si deve stancare di servire l’Italia promuovendo l’istruzione professionale, scientifica e tecnica e nel promuovere lo stilismo industriale; per inserire nella nostra produzione quei valori estetici che sono effettivi e reali, che giocano nel mercato globale per rendere preferibili i nostri prodotti rispetto a quelli di altri Paesi. Questa affermazione è molto attuale. Sempre e comunque dietro al buon design ci sarà un designer bravo e preparato. Rimarrà la cultura del design, rimarrà il fatto che un vero designer affronterà questioni interdisciplinari molto complesse e poi c’è il fatto che un buon prodotto rispetterà un’etica progettuale dove ingegneria ed estetica sono parte di un’unica disciplina: un’unica via per dare un senso poetico alla forma.

Da queste considerazioni è nata una mia ridefinizione del concetto di design, fatta durante un corso allo Studio Ambrosetti nel 2017. Ho analizzato attentamente la situazione del design d’oggi e ho sviluppato una nuova definizione di design: “il design è un modello culturale in costante evoluzione che sviluppa sistemi analogici, digitali, estetici e poetici, e che definisce strategie di impresa. Il compito del design è quello di rendere meno ambigui i prodotti attribuendo loro un valore aggiunto che si protrae nel tempo e che consiste in un beneficio reciproco tra cittadino, utente, impresa e Paese”.

Ma ora parliamo di quella che è stata la mia professione per tanti tanti anni, affrontando il discorso della mobilità e delle “automobili”, anche se le tipologie cambieranno molto rapidamente. In pochi mesi le nostre priorità sono cambiate, mutando drasticamente. Ad essere cambiata è soprattutto la nostra mobilità, perché con il Covid possiamo dire che c’è stato un vero e proprio “Big Bang”. Se a questo aggiungiamo anche il grande cambiamento epocale in ambito energetico – dal motore a scoppio alla propulsione elettrica – vediamo che questo mutamento è ancora più grande di quello che ci siamo immaginati. E quindi, da domani, progettare correttamente fabbriche, componentistiche, prodotti sostenibili per la mobilità mirati ad un mondo più pulito non sarà più sufficiente. Perché? Perché sono già subentrati nuovi parametri, nuove discipline da inserire nel processo di sviluppo creativo e ingegneristico. Abbiamo imparato a convivere con un nemico invisibile, aggressivo, spietato e mortale, quindi abbiamo imparato a cambiare le nostre abitudini in tempi rapidissimi – laddove in passato occorreva molto più tempo –  a dover ragionare con più attenzione su temi come l’igiene, la medicina, l’informatica, la psicologia, l’ergonomia e le abitudini… Fino a considerare che il nostro futuro prossimo sarà diverso.

Sebbene in questo periodo di isolamento avevamo a disposizione i mezzi tecnologici più avanzati, non abbiamo ricevuto alcun beneficio sotto l’aspetto fisiologico e psicologico… Ci sentiamo prigionieri, un po’ agli “arresti domiciliari”. Ci manca il sacrosanto diritto a muoversi. Ora la situazione si sta normalizzando, però permane in noi una sorta di malessere interiore, e abbiamo anche la sensazione che ci siano delle costrizioni alle quali non eravamo più abituati… Quello che sentiamo è che c’è sempre più bisogno di amore…

Con-tatto table designed by Walter De Silva

Capiamo di essere prossimi ad un vero e proprio risveglio, risveglio che cambierà i comportamenti e la futura soglia di benessere nel rapporto tra globalizzazione e socializzazione… E soprattutto stiamo capendo che il prossimo riassetto mondiale sarà basato sull’asset analogico-digitale. Ciò che ci manca è la mobilità fisica, che tornerà ad essere al centro della nostra vita e sarà fondamentale per l’equilibrio del nostro corpo; essa non sarà più intesa solo come benessere, a cui dedicare una parte della nostra giornata, ma avrà un significato a tutto tondo, sarà concepita come una relazione stabile con il mondo nel quale viviamo. Il futuro prossimo sarà sia analogico che digitale, con un uso più efficace e corretto, etico e consapevole delle risorse, dove specialmente la realtà aumentata sarà molto più connessa ad una realtà fisica. Cambieranno fortemente le tipologie dell’automotive, della mobilità, e quindi di conseguenza del design.

Leica M9 Titanium designed by Walter De Silva

Nel futuro dovremo rivalutare con grande attenzione la mobilità in ambito privato, non solo in termini di possesso fisico, ma anche di privacy. Vettori e cellule mono-abitative troveranno spazio nel mercato, che inevitabilmente intercetterà i nuovi comportamenti generando una richiesta. La ripartenza coinvolgerà sicuramente l’attuale legislazione e le attuali normative. Innovazioni in tutte le categorie di progetto troveranno vigore e forza, e noi designer dovremmo intercettare questi segnali. Forse nelle nuove generazioni non ci sarà più “l’amore per le automobili”, inteso nel senso classico, ma vedremo un avvicinamento ad un’idea di spostarsi fisicamente alla ricerca di un perduto equilibrio psicofisico. Ad oggi vedo quindi una propensione verso diverse categorie di mobilità, diverse tipologie di territorio, nuove dimensioni di mobilità e vedo dei contenuti nell’innovazione che vanno oltre la digitalizzazione e l’informatica. Il tema della mobilità tornerà quindi ad essere centrale nella società del futuro, affiancato ad altri scenari strategici: alcuni già attuali come la sostenibilità e l’ambiente, e altri nuovi come l’igiene, la salute, la psicologia, l’empatia e la comunicazione.

In questo scenario, i designer hanno una responsabilità: non tradire mai il rapporto etica-estetica, per un mondo più reale e, perché no, anche più bello.

MM Company è stata scelta da ADI, Associazione per il Disegno Industriale, per realizzare il manifesto-omaggio a Walter De Silva, Compasso d’Oro alla Carriera nel 2011. Per scoprire di più clicca qui
Walter Maria De Silva è nato il 27 febbraio 1951 a Lecco, Italia. La sua carriera automobilistica è iniziata nel 1972 in Fiat Design Centre di Torino. In seguito, dal 1979 al 1986 viene chiamato da Franco Mantegazza e da Renzo Piano a dirigere il dipartimento di design di IDEA Institute. Nasce la Fiat VSS, vettura sperimentale per sottosistemi, primo esempio di progetto modulare nel campo dell’automobile. Dopo un breve periodo presso “Trussardi Design Milano” nel 1986 De Silva viene chiamato all’Alfa Romeo come direttore del Centro Stile della casa del Biscione. Il suo sogno si avvera, disegnare per Alfa Romeo, di cui è innamorato fin da bambino. Disegna prototipi come “Proteo e Nuvola” e auto di serie quali la 156, la 147, la 166 (Rispettivamente car of the year 1998 e 2000). Nel 1999 viene chiamato da Ferdinand Piech a dirigere il design della Marca Seat. Poi, da marzo 2002, lo stesso Prof. Piech lo porta, con Martin Winterkorn, in Audi per affidargli la direzione del design del gruppo Audi (Audi, Seat, Lamborghini). Il 1 ̊ gennaio 2007 lo vede a Wolfsburg ad assumere la direzione del design del gruppo Volkswagen che comprende 12 marchi. A testimonianza del suo indiscutibile e grande lavoro, De Silva viene premiato per la quinta volta con il “car of the year 2015” per la Volkswagen Passat. Compasso D’Oro alla Carriera, De Silva non dimentica il product design e ci offre nel suo scenario progettuale due magnifici esempi come la Leica M9 Titanium e la poltrona Luft per Poltrona Frau. Chiude la sua carriera di designer di automobili in dicembre 2015 e riparte immediatamente con il suo sogno segreto, ma mai nascosto, ovvero disegnare scarpe da donna. Nasce così, insieme a sua moglie Emmanuelle, il marchio WALTERDESILVASHOES.

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