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Caleido postcard di Stefania Zanetti fotografa

issue #08: starring objects

Caleido racconta il Diario di viaggio di Stefania Zanetti, fotografa. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

Diario di: @steynesthesia

Chair 1:1, A.Stabile V. Venezia | Ph. Stefania Zanetti
Dente, Mikel Peruch | Ph. Stefania Zanetti
Research, R+D | Ph. Stefania Zanetti
1. Quello che un fotografo, grazie ai suoi scatti, fa fare a chi li osserva, è un viaggio mentale… Verso un luogo, una persona, o un oggetto. Ricorda un oggetto in particolare, o una serie di oggetti, che ha deciso di fotografare? Qual è il ricordo legato a questo scatto? Se dovesse dare un titolo a questo scatto, quale sarebbe?

Apprezzo la lettura del viaggio mentale che ha inizio da uno scatto… Mi piacerebbe fosse davvero sempre così. Vorrei non tutto dovesse ridursi ad un tecnicismo, ad una correttezza stilistica, alla ricerca della simmetria. Nel mio presente ideale, uno scatto non andrebbe analizzato razionalmente, ma va percepito, ascoltato. Anche se fotografo oggetti quasi giornalmente, mi sembra assurdo dire che non provo un vero legame con essi e ci ho messo 5 anni di studi nel campo del design per capire perché mi affascinano davvero. Dell’approccio progettuale custodiscono infatti l’attenzione del legame che le persone creano con essi. Mi interessa il ruolo che gli oggetti assumono in un determinato contesto, come essi vengono utilizzati, il rapporto che viene ad esistere con chi li progetta, con chi li possiede, con chi li brama, li vive, con chi ne prova repulsione. Può essere il cibo considerato un oggetto? Chiedo, perché è il centro della prima serie (di oggetti) che ho deciso di fotografare. Il cibo era visto come fulcro di tensioni vissute, frutto di esperienze scaturite, di assimilazione e modi di fare. Il ricordo è quello di uno sguardo poco vigile, la mia voglia era quella di lasciarmi andare senza linee guida o previsioni dando spazio alle intuizioni. Esprimevo una sensazione di difficoltà e di incomprensione che coesisteva con una voglia di comprendere i paradigmi di un rapporto di piacere attraverso l’analisi sensoriale abbandonando il controllo, il giudizio. Il ricordo è quello dell’osservazione da un nuovo punto di vista di contatto, di una scoperta, di liquido e speranza di fluidità che fuoriusciva da qualcosa di materico e sterile. Guardare con calma, con voglia. Il progetto ha già un titolo e si chiama “Eating Emotions: 10 ricette per nutrire lo spirito ed alleggerire il rapporto con il cibo”, che ho realizzato con un centro terapeutico: Infes Forum Prevenzione di Bolzano. Le fotografie ne riportano i passaggi viscerali in cui il cibo, visto come oggetti, si fa mezzo.

Tobe, Benedetta Grasso | Ph. Stefania Zanetti
Research, R+D | Ph. Stefania Zanetti

Pensando a delle fotografie di oggetti un po’ speciali, ricordo una serie di trittici sviluppati per un brand di bicchieri. Volevo scattare delle immagini dal sapore vissuto, che ritraessero il loro lussurioso contesto di utilizzo (di questi bicchieri). (Abbiamo) Ho introdotto negli scatti dei pesci e dei drappeggi, come elementi di styling, e raccontato la loro matericità tramite dei dettagli così zoommati che talvolta il cibo si confondeva con gli oggetti stessi. C’erano poi anche degli scatti-macro di volti umani, che interagivano con i bicchieri lasciandovi evaporare o depositare i propri respiri all’interno.

Ricordo in maniera vivida anche varie serie di scatti di gioielli. Amo creare attorno agli oggetti dei mondi paralleli, che mi permettano di estraniarli dal loro principale utilizzo o fattezza (talvolta sterile), e catapultarli in un universo vivo che (respira e) muta.

Credo che sia questo che ai committenti piace del mio lavoro: sono i primi che hanno la curiosità di rendere i loro oggetti vivi, caldi, raccontarne il valore e che cosa sta oltre all’apparenza.

Proiezione, Andrea Grecucci | Ph. Stefania Zanetti
2. Pensi ad un viaggio che porta nel cuore, e immagini di dover inviare una cartolina che raffigura un oggetto (anziché un tipico paesaggio). Di che viaggio si tratterebbe? Che oggetto sarebbe quello stampato sulla cartolina? Perché proprio quello?

Potrebbe risultare scontato, ma per me è importante il momento in cui si viaggia, come si viaggia e quanto riesco ad estraniarmi dalle preoccupazioni o dubbi del presente per respirare profondamente, assaporando. Viaggio quando riesco a dare uno sguardo dietro a ciò che vedo in maniera diversa e quando mi sento curiosa nel farlo, viaggio quando cresco, viaggio quando sento l’aderenza ad una situazione, quando provo complicità, quando percepisco fiducia, quando riesco a creare connessioni e il cervello si ramifica. Viaggio tutte le volte che provo emozioni e vibro, quando affronto qualcosa con consapevolezza e la giusta predisposizione per riuscire a gestire il presente in maniera fruttuosa e divertente, per dirla alla Csikszentmihályi (psicologo ungherese): “viaggio solo quando sento di essere mentalmente e fisicamente in un flusso”.

Story, Ferremi | Ph. Stefania Zanetti
Glass Manifesto, Naba Student with Astrid Luglio | Ph. Stefania Zanetti

Citerei anche quei viaggi profumati nei quali percepisci la pelle, dove i respiri si fanno fitti e l’apice del piacere rivela paesaggi altrimenti inesplorabili, viaggi in cui la mia persona non ha più una forma fisica, e nemmeno il contesto, viaggi in cui tutto fluttua e non ha importanza che cosa o come l’hai fatto.

L’oggetto ritratto nella cartolina sarebbe la proiezione di una visione, sconosciuta o non identificabile, con i contorni poco definiti. E, anche se i contorni li avesse, essi sarebbero stati alterati, morsi… In alternativa, l’oggetto potrebbe essere un fluido, una miscela, una forma astratta che simboleggi la ricerca e che raffiguri la consistenza delle sensazioni e dei godimenti.

Flux, Sarah Richiuso | Ph. Stefania Zanetti
3. A chi la invierebbe? Che messaggio scriverebbe?

La invierei a chi, in quel momento, penso potrebbe leggerla, evitando “i freddi”… ovvero coloro che non vivono di intensità, chi evita le emozioni, chi non accetta la visceralità delle cose, credo non le capirebbero… Anzi, ora che ci penso, varrebbe la pena mandarla proprio a loro. Scriverei che auguro di riuscire a vivere lo stesso.

Nebula, Serena Confalonieri | Ph. Stefania Zanetti
Stefania Zanetti
Stefania Zanetti lavora a Milano come fotografa freelance in diversi settori, principalmente nell’ambito degli still-life di prodotto di design. Nel suo lavoro utilizza la lente del mondo progettuale e quella del comportamento umano. Insegna fotografia alla Naba e collabora con varie riviste curando e creando diversi contenuti, visivi e testuali. Attraverso i materiali commestibili ricerca il concetto di intimità e crea dei micro-mondi che vorrebbe abitare. Sviluppa vari progetti personali tramite pratiche che alimentano la sua visione sensoriale. I materiali commestibili sono per lei un filtro di analisi e il centro di diverse sperimentazioni e riflessioni per il concetto di cura. Tante volte il valore reale del suo lavoro sta nei difetti di uno strumento che continua a perfezionare e adattare, nella ricerca del lato emotivo. La macchina fotografica sembra riuscir schiudere ogni porta mentre i soggetti lasciano cadere le loro difese e si ritrovano come anime nude che abbassano la guardia nell’ambiente sicuro, creato attorno.

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