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Caleido intervista Studio Didea architecture firm

Caleido intervista Nicola Andò di Studio Didea, architecture firm con sede a Palermo. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter / Guarda qui l’Instagram live interview

 

Diario di: @studio_didea

Caleido intervista Nicola Ando Studio Didea
@arch_ando83
1. Non posso che iniziare con una domanda sul concetto di Palermitudine: un neologismo che lega Palermo ad un’attitudine precisa, che ha a che fare con le contaminazioni, con la bellezza, con la cultura e l’arte, con la convivialità, con il fascino a tratti decadente. In cosa crede consista questa Palermitudine in ambito architettonico?

Credo che la Palermitudine sia un’attitudine distorta che porta alla consapevolezza di provenire da un contesto denso di cultura e storia, ma porta anche a trascurarne la conoscenza, la valorizzazione. Una sorta di pigra malinconia, la stessa che ci porta a comprendere la grandiosa bellezza di questa città quando siamo lontani, altrove.

Caleido intervista Nicola Ando Studio Didea
@studio_didea
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@studio_didea
2. Quello dell’affermazione di una propria estetica è per un architetto, o un designer, un processo complesso. Quali sono 5 profili Instagram che, in qualche modo, ispirano il suo lavoro? E che ci aiutano a comprendere a pieno la vostra identità?

In realtà abbiamo diversi riferimenti Instagram, ci piace osservare quello che i “social creativi” contemporanei condividono nei loro profili. Solitamente siamo affascinati da quei profili che puntano al concetto di “less is more ed è per noi interessante come si possa riuscire a comunicare qualcosa finendo il proprio processo creativo con una sintesi estrema. Nello specifico i profili che più amiamo osservare, oltre ai profili dedicati all’architettura, sono: le splendide immagini di @minimalism, i paesaggi mistici di @luigi_ghirri e i post creativi di @itsnicethat .

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@studio_didea
3. Sempre parlando della propria identità creativa: essa talvolta immagino si “scontri” con i gusti della committenza, sebbene chi viene da voi conosce bene il vostro dna. Lei ama rivivere i suoi progetti di interior anche a distanza di anni? Come valuta il rapporto tra architettura e tempo?

Il nostro approccio alla progettazione è pensato in funzione dell’opera che si adatta al tempo, il cambiare e trasformarsi a favore di chi vive lo spazio e viene contaminato dalle tendenze e dalle mode del momento. Questo comporta un’estrema ricerca basata sulla funzionalità dello spazio e neutralità nel tempo, fuori da ogni tendenza. Immaginiamo architetture che possano contenere oggetti temporanei e infinite mutazioni.

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@studio_didea
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4. Nel suo lavoro è sempre in contatto con le nuove generazioni di architetti, che vogliono collaborare con Studio Didea. Che cosa cercherà dai concorrenti di MM Award?

CORAGGIO. Cercherò quello. Vorrei trovare il fascino dell’incoscienza creativa che ha contraddistinto i grandi maestri del passato. Ai nuovi collaboratori dello studio parlo sempre del fascino estremo di Villa Savoye e di come Le Corbusier negli anni ’30 abbia avuto la follia e il coraggio di realizzare un’opera estremamente slegata da quell’epoca, mettendo in primo piano l’uomo e la funzione e applicando i suoi famosi 5 principi dell’architettura.

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@studio_didea
5. Qual è un luogo che la affascina sempre, ogni volta che ci ritorna? Le va di condividere nel nostro Diario un ricordo legato ad esso?

Uno dei luoghi che amo profondamente e dove torno spesso è il Duomo di Monreale, per i mosaici bizantini. È un luogo emozionante e che mi trasmette un grande senso di serenità; qui il concetto di spazialità e di luce trova per me la sua massima espressione, ed è entusiasmante come un luogo costruito dall’uomo possa provocare le stesse emozioni oserei dire quasi mistiche.

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@studio_didea
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6. Se dovessi riassumere il carattere dei vostri progetti userei: intensità (della luce), purezza (progettuale), rigore (concettuale). Molti dei vostri progetti, inoltre, sono basati su un dialogo tra i materiali, tanto che nel vostro studio a Palermo c’è una materioteca molto fornita. Quali sono i materiali ai quali siete più legati? In che modo la scelta dei materiali interviene nel processo creativo?

Siamo stati sempre affascinati da come la luce si diffonde all’interno di uno spazio e, nel nostro lavoro, immaginiamo ambienti capaci di dialogare con la luce. Il processo progettuale parte dunque da un criterio geometrico semplice e si sviluppa sulla costruzione sartoriale di volumi nello spazio. Nella fase finale amiamo poi vestire lo spazio con i materiali naturali che avvolgono i volumi funzionali, in modo da definire il concetto progettuale. Il concept dunque è l’elemento che fa il progetto a livello funzionale e lo caratterizza a livello formale. Ruolo indispensabile in questa metodologia lo rivestono le maestranze, fondamentali nel controllo del dettaglio, elemento questo che arricchisce e dona al progetto una personalità e lo rende unico, e si uniforma alle esigenze di chi vivrà quel luogo. Le nostre realizzazioni sono l’espressione delle diverse personalità della nostra squadra. Il confronto tra idee, suggestioni, soluzioni, è la leva fondamentale da cui genera il processo creativo, che porta ad un sistema progettuale finale.

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@studio_didea
7. Quali sono stati i pensieri più ricorrenti in questo periodo “rallentato” di pandemia? In che modo li ha riordinati e poi convertiti in progetti?

Pensiamo che la pandemia abbia cambiato in tempi brevi la percezione e la funzionalità degli spazi, sia privati che pubblici. Dai primi incontri post-lockdown con la committenza si è subito percepito un modo diverso di vivere la casa, diventata contenitore di funzioni che prima si svolgevano prevalentemente fuori dal contesto domestico, come il lavoro e la convivialità. In particolare, lo spazio dedicato al lavoro, che pre-Covid si limitava ad un piccolo scrittoio idoneo ad ospitare un portatile e ricavato in piccoli spazi, oggi assume un ruolo importante per via dello smart working e delle conference-call che sono sempre più presenti. Anche nell’ambito della ristorazione le misure restrittive hanno generato un nuovo modo di pensare gli spazi, stimolando anche i processi creativi nel settore del design d’interni verso nuovi temi di progetto come gli elementi divisori che diventano arredo.

Caleido intervista Nicola Ando Studio Didea

@studio_didea

8. È una persona abitudinaria? Ha una sua routine fissa (se sì, quale?) o ama cambiare rituali (in che modo)? Quali sono delle attività che la fanno star bene?

L’amore per il mio lavoro mi porta a trascorrere la mia intera giornata sui progetti, ma altrettanto importante per me è tenermi informato e crescere grazie al confronto con colleghi, rappresentanti aziendali che mi fanno formazione, professionisti in ambiti anche dell’arte e della musica, dai quali traggo spesso ispirazione.

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@studio_didea
9. Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

La statua realizzata da mio nonno. Era uno scultore. Da lui ho ereditato la passione per l’arte e l’architettura. Ricordo sempre i momenti passati insieme quando lui modellava le sue statue e io mi soffermavo a guardare, affascinato, le sue mani e la semplicità con cui riusciva a dar forma alle sue opere. In particolare, tengo tantissimo a un bozzetto in bronzo realizzato da lui chiamata “gli amorini”.

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