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Caleido intervista Serena Confalonieri designer

Caleido intervista Serena Confalonieri, designer e art director a Milano. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @serenaconfalonieri

Caleido intervista Serena Confalonieri designer
@serenaconfalonieri
1. Le aziende (tanto della moda quanto del design) sono alla costante ricerca di un equilibrio tra il rispetto del proprio dna e l’originalità dei designer con i quali collaborano. Qual è il metodo creativo che le permette di esprimere se stessa pur rimanendo in un contesto di coerenza con l’identità aziendale dei suoi committenti?

Credo che il metodo più efficace sia partire dalla ricerca, analizzando il percorso dell’azienda, le lavorazioni, i materiali che la caratterizzano e i riferimenti culturali che la indirizzano. Tenere questi punti fermi crea un’impalcatura progettuale fedele al dna dell’azienda su cui poter costruire, lasciando emergere lo stile e l’estetica che mi rappresentano. È una questione di equilibri e dettagli, riuscire a trovare il giusto bilanciamento tra cliente e committente è un lavoro fondamentale alla base di ogni progetto ben riuscito e di ogni collaborazione duratura.

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@serenaconfalonieri
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2. Qual è un disco musicale che la fa viaggiare con la mente? Una canzone in particolare che nella sua solitudine ama ascoltare?

Dietro al mondo colorato, floreale e leggero che caratterizza i miei lavori, ho un animo musicale molto rock! Uno degli album che amo e ho amato di più è “Is this it? ” dei The Strokes. Tra le canzoni che mi accompagnano spesso anche “R U Mine ” degli Arctic Monkeys e “Blister in the sun ” dei Violent Femmes.

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3. Lei è una creativa a tutto tondo e ha spaziato nel suo percorso in vari ambiti merceologici. Qual è un campo inedito nel quale le piacerebbe cimentarsi? Che cosa disegnerebbe?

Un ambito un po’ insolito in cui mi piacerebbe molto lavorare sono gli interni delle auto: soft, accoglienti, ergonomici; sarebbe bello immaginare una mano femminile in un mondo maschile come quello dell’automotive.

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4. Se dovesse creare un moodboard relativo a se stessa da che fonti attingerebbe le immagini? Ce li racconta?

Un’illustrazione di Alfons Mucha: credo che l’Art Nouveau sia una delle correnti del passato che più ha influenzato il mio lavoro;

Un complemento d’arredi di Josef Hoffmann, per la sua spinta all’astrazione geometrica;

Una ceramica di Gio Ponti, per il magistrale uso del colore e delle forme;

Un interno di Eileen Grey, per l’equilibrio tra minimalismo e forme sinuose;

Un pattern di Koloman Moser, per l’utilizzo delle forme antropomorfe mixate al decoro geometrico;

Un’architettura di Barragán: natura, colori e forme essenziali;

Una statuina precolombiana, con i suoi disegni antropomorfi e zoomorfi, le culture lontane e i rituali ancestrali;

Un tessuto indiano, per i colori vivi e la sensazione di libertà che riescono ad esprimere.

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5. Uno dei tratti distintivi del suo lavoro è il ricorso ai grafismi. In che modo si è avvicinata a questa estetica? Che rapporto ha, nella sua vita quotidiana, con i pattern? Quali sono le principali fonti d’ispirazione?
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È una passione nata con lo studio dell’architettura: la progettazione intesa come sviluppo tridimensionale di equilibri e pesi grafici. Le ispirazioni sono molteplici, dal mondo della natura alle forme geometriche, tutto può essere scalato e replicato. Lavorando molto con il mondo del tessile e delle superfici ho avuto modo di sperimentare tanto in questo ambito.

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6. È una creativa solitaria o ama il lavoro collettivo? Nel suo percorso, quali sono delle persone che l’hanno “plasmata”? Ci racconta queste esperienze?

Sono aperta al confronto ma in generale amo il lavoro solitario. Soprattutto nella fase progettuale credo mi aiuti a raccogliere le idee. Nella fase di realizzazione invece il dialogo con committenti e makers diventa essenziale. Mi è capitato spesso di collaborare con piccoli artigiani e di partecipare a progetti e iniziative legati a tecniche produttive del passato, insieme a Triennale Milano, Fondazione Cologni, Michelangelo Foundation. In queste occasioni ho avuto modo di scoprire e imparare molto e conoscere persone fuori dal comune.

7. Caleido è un diario, anche di viaggio. Un oggetto che in questo periodo, a causa delle restrizioni sugli spostamenti, sembra quanto mai anacronistico. Se ora fosse libera di viaggiare, qual è un luogo (lontano o vicino) nel quale andrebbe? A chi invierebbe una cartolina e cosa ci scriverebbe?

Prima della pandemia avevo in mente un viaggio in Mongolia. Idealmente riprenderei da lì, anche se temo che per andare così lontano bisognerà aspettare ancora parecchio. La cartolina la manderei ad una manciata di persone, è una cosa che faccio in tutti i viaggi. Probabilmente scriverei i classici “Saluti da …”. È un’abitudine d’altri tempi quindi mi diverte che anche il contenuto sia un po’ old fashioned.

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8. La situazione contingente ha suggerito un rallentamento, che ha inevitabilmente favorito la riflessione personale. Quali sono state, se ci sono state, delle nuove routine nella sua vita? Quali sono le nuove consapevolezze che porterà con se nel post-pandemia?

All’inizio c’è stato un rallentamento ma direi che è durato poco. Al di là delle aspettative che avevamo nel 2020, il 2021 non accenna a mollare la presa, per cui direi che è troppo presto per tirare le somme. Nella routine ho lavorato molto più spesso da casa, fatto tante riunioni via Skype e tante chiacchiere al telefono. Come per tutti, se nei primi mesi sembrava una cosa nuova e a tratti anche positiva, adesso è diventata estenuante. A livello lavorativo, però, ho avuto modo di dedicarmi a nuovi progetti e soprattutto ad una serie di autoproduzioni rimaste a lungo nel cassetto, come la collezione di calici e bottiglie Calypso.

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9. Che cosa cercherà dai concorrenti di MM Award – International creative award?

Sicuramente idee innovative, fresche, giovani. Mi piacerebbe trovare progetti che esaltino non solo le forme e l’estetica ma anche la produzione, con tecniche artigianali o tecnologie innovative.

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10. Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

Mi è stata da poco regalata una macchina da scrivere Valentine di Olivetti. È un oggetto iconico che credo mi rappresenti, anche se è una new entry sono già molto affezionata.

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