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Caleido intervista Michael Love Michael musicista

L’intervista di Caleido a Michael Love Michael, musicista, artista e attivista queer è la cover story della Issue #11, intitolata: Plural beauties. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

Diario di: @michaelxomichael

Ph. Ryan McGinley @ryanmcginleystudios
1. Molti media, come WWDNYLON, V Magazine, MTV e Gay Letter dicono che lei sta contribuendo ad abbattere le barriere dell’industria musicale. Tra le tante esistenti, quali sono quelle che la disturbano di più?

Penso che le barriere che voglio abbattere siano tutt’altro che ovvie. Il mio intento è quello di dare più spazio alle persone trans nere, per far sì che si esprimano in pubblico come vogliono senza paura di essere giudicate, e per dar loro il coraggio di “rischiare” nella loro arte senza avere paura. Ma voglio anche che la gente sappia che io non sono una sola cosa. Abbraccio le mie moltitudini, perché mi rendono quello che sono. Sono una scrittrice e una musicista, una poetessa e una attivista. Più di questo, sono un essere umano, senza scuse. Nelle mie vene scorre lo stesso sangue di tutti gli altri e provo una gamma completa e colorata di emozioni. Non mi vergogno di questo, anzi, mi rende più grande, più grandiosa nella mia esperienza di vita. Voglio che le persone trans nere, specialmente le donne (e il genere femminile), sappiano che non dovrebbero mai avere paura della grandezza della loro esperienza; e che condividerla potrebbe non solo far bene a loro stesse, ma rendere il mondo più sicuro anche per gli altri.

Ph. Ryan McGinley @ryanmcginleystudios
2. In che modo l’arte la aiuta ad abbattere queste barriere? Come definirebbe il suo album di debutto “XO” ?

La mia arte mi aiuta ad esplorare le parti di me che sono le più intime e “sacre”. Mi aiuta ad entrare in contatto con le mie paure, ansie e dolori più profondi e, d’altra parte, mi aiuta a vivere al massimo le mie gioie e la mia abbondanza emozionale. Fare musica mi permette di estenare cose che, diversamente, non avrei il coraggio di dire nella vita di tutti i giorni.

Il mio album di debutto “XO” è nato da un desiderio molto semplice di farmi conoscere meglio. Mi ero già ritagliata una carriera piuttosto affermata come scrittrice e redattrice. Studio musica privatamente da quando avevo 16 anni… Ma per arrivare a creare, e a pubblicare, il mio primo album c’è voluto un bagaglio aggiuntivo di esperienze di vita e l’intensità di una pandemia. Era tutta la vita che aspettavo di dire ciò che ho inserito nel mio album: parlare dell’amor proprio, della società e del mio posto in essa. Rappresenta una combinazione eclettica delle mie influenze e idee creative raccolte fino a quel momento.

Ph. Ryan McGinley @ryanmcginleystudios
Ph. Ryan McGinley @ryanmcginleystudios
3. Lei è sempre stata, nella sua vita tra Chicago e Gary (Indiana), una guerriera? Se dovesse guardare indietro, quali suggerimenti darebbe alla “lei” del passato? Parlando invece ai giovani di oggi: dove cerca la forza per combattere? Quali sono i canali più forti/efficaci per esprimersi?

È molto dolce da parte tua dirlo. Mi ci è voluto molto tempo per riconoscere davvero la mia forza, e per maturare la consapevolezza che provengo da una stirpe di “guerrieri”. Le persone della mia famiglia erano educatori e operai, veterani e discendenti da schiavi, che conoscevano le difficoltà e il dolore, ma avevano anche fede in Dio o in un potere più grande di loro. Credo che la mia spiritualità sia stata la fonte primaria per resistere a tutti quegli ostacoli che altrimenti mi avrebbero schiacciata, ed essa mi ha mantenuto piena di speranza anche quando c’era (e c’è) il buio. Sono cresciuta sfruttando al massimo le mie risorse e imparando, a volte nel modo più duro, che la relazione più importante è quella con me stessa. Avevo messo in conto che tutti mi avrebbero potuto deludere. Questa non è una cosa di-per-sé buona o cattiva, è semplicemente un fatto, che guardo con obiettività. Se dovessi rivolgermi alla me stessa più giovane, le direi: “Ti amo, continua così!”. Circa otto anni fa, ho promesso a me stessa che mi sarei sempre tenuta al sicuro qualunque cosa sarebbe successa, mi ritengo soddisfatta. Ai giovani d’oggi, nei quali ho tanta fiducia, direi la stessa cosa: “Vi amo, continuate così!”. Viviamo in un mondo che spesso privilegia l’apatia e il distacco emotivo, e fa di tutto per convincerci che questa sia la vera forza. Ma per me, la vera forza sta nella capacità di amare, essere vulnerabili e rimanere aperti all’unica garanzia della vita: tutto cambierà. Per quanto riguarda i canali di espressione, penso che le persone debbano capire in modo profondo il potere della propria voce. Le vostre parole hanno il potere di cambiare il mondo.

Ph. Ryan McGinley @ryanmcginleystudios
4. Durante un volo, un vicino ha esclamato: “In realtà ho sei Jaguar in un garage perché le colleziono”. Cosa ha scatenato in lei questa espressione?

Ho scritto una canzone su questo, chiamata “6 Jaguars“, che è nel mio album di debutto. Questa storia è nata da un’esperienza reale che ho vissuto: ero su un volo di prima mattina, seduta accanto ad un uomo ricco, che sembrava volere che tutti sapessero quanto fosse ricco. Era ironico, perché quella mattina avevo letto nelle notizie che Trump stava andando avanti con il suo diabolico piano di separare le famiglie di migranti alle frontiere degli Stati Uniti e metterle in campi di detenzione. Nella mia canzone volevo criticare quella cosa che è così distintamente, in modo frustrante, “americana”. Volevo fosse una riflessione di quanto le persone soffrono quando il capitalismo e il desiderio di “vincere” o di rifiutare altri esseri umani diventino più importanti che praticare l’empatia. La gente crede veramente che il denaro li esoneri dal preoccuparsi degli altri, e penso che questa sia una tragedia. Non sto criticando le persone perché vogliono essere ricche; sto criticando la mancanza di empatia che spesso nasce dalla ricerca spietata della ricchezza. Il video musicale si sviluppa su questa idea, in quanto io interpreto una “signora di casa”, che indossa costosi abiti firmati, si aggira in una villa in stile “Alice nel paese delle meraviglie” piena di lampadari e arte rara, e si diverte spudoratamente fantasticando su quanto la sicurezza finanziaria possa far sentire liberi.

Ph. Ryan McGinley @ryanmcginleystudios
5. Come artista lei cambia spesso la sua prospettiva, mettendosi ogni volta in ruoli/personaggi diversi. Come avviene e si sviluppa questa trasformazione? Quale personaggio l’ha fatta riflettere particolarmente?

È divertente perché le mie trasformazioni, in realtà, non sono “studiate”. Faccio solo quello che mi viene naturale. Ho una certa esperienza di lavoro in teatro, dietro le quinte e sul palco come interprete. Penso che cimentarsi in trasformazioni multiple vada d’accordo con quello che ho detto prima, ovvero che abbracciare l’essere umano, con le sue mille sfaccettature, è uno degli scopi del mio lavoro, e uno dei messaggi che voglio inviare al mondo.

Un personaggio che ho davvero amato interpretare è stato nel mio video “Mother’s Day“. Il mio migliore amico Ross Days @rossthedays_, che è un regista e attore di successo, ha scritto e creato la scenografia perché amava così tanto la canzone. Ho girato il videoclip in varie location di Los Angeles e ho interpretato una prostituta che uccide il suo cliente – ma anche una parte di se stessa. Mi sentivo potente perché sono una persona trans, e questo video è stato girato proprio prima che iniziassi le somministrazioni degli ormoni. Sapevo che presto sarei entrata nella mia transizione in modo più completo, ed era simbolico che interpretassi un personaggio che stava essenzialmente lasciando andare una parte di se stessa, forse la mascolinità tossica, per dare spazio ad una nuova versione di sé.

Ph. @ryanmcginleystudios | Editing by @snakedick

6. Il suo è un lavoro di forte collaborazione ed empatia. Nel caso di “6 Jaguars” ha collaborato con lo stilista Louis Mairone @dominiclouisstudio, la coreografa Megan Curet, il fotografo Brett Lindell e il musicista Rich Dasilva @codigo_silva. Come sceglie il suo team? Quali sono i valori più importanti per lei?

Grazie per averlo detto. La collaborazione è super importante per me, e non sono qui per fare la martire e dire che devo fare tutto da sola. In effetti, è impossibile affrontare tutte le sfide della vita da soli; credo che fare arte sia la stessa cosa. È davvero importante trovare persone che sono appassionate di ciò che fanno, e che credono e rispettano la visione degli altri, in questo caso la mia. Ho la fortuna di essere un’artista che sa quello che vuole, ma non posso essere troppo testarda al punto da non essere disposta ad accettare nuove informazioni e stimoli di tanto in tanto. La collaborazione permette agli artisti, che la pensano allo stesso modo, di aiutare ad interpretare e portare a compimento la propria visione. Scelgo le persone con cui lavoro sulla base di valori umani fondamentali: empatia profonda, gentilezza e chiarezza; amore dimostrato per ciò che fanno e rispetto per coloro con cui lavorano, persone che sono interessate a guarire e crescere nella società come artisti e come persone. Sono fortunata e devo dire che finora raramente le varie personalità che prendono parte ad un lavoro si scontrano durante la creazione della mia musica o dei miei progetti visivi. Certo, naturalmente può succedere, perché siamo tutti umani… Ma quando succede, amo la risoluzione dei conflitti, e quando è il momento giusto, la riparazione.

Ph. @ryanmcginleystudios | Editing by @snakedick
7. In questo numero parliamo di Plural Beauties. Pensa che il mondo della moda e della musica stiano facendo abbastanza nell’ambito dell’inclusività estetica? Se no, cosa dovrebbero fare diversamente?

Nella musica e nella moda penso che si stiano facendo passi da gigante per includere persone che i media tradizionali hanno per troppo tempo messo da parte. Prendiamo l’esempio di persone come Rihanna @badgalriri: quando i dirigenti di Victoria’s Secret hanno detto che le donne trans non rappresentavano “la fantasia” della femminilità, e quindi non venivano scelte per le loro scarpe da passerella o campagne pubblicitarie, Rihanna è intervenuta con l’unica soluzione che aveva senso: ha messo donne trans di tutte le etnie, silhuette e “dimensioni” nelle sue campagne e sfilate per Savage X Fenty. È stato geniale e un esempio da seguire davvero importante su come portare il cambiamento che si desidera vedere. Detto questo, penso che ci sia ancora molto lavoro da fare.

Weekend for the proabortion movement @thankgodforabortion | Ph. @kishabari
Weekend for the proabortion movement @thankgodforabortion | Ph. @kishabari

A volte, quando si tratta di rappresentare la comunità LGBTQ+ nella musica e nella moda, si ha la sensazione che ci sia spazio per forse cinque persone “it” del momento. Forse hanno un enorme seguito sui social media o contratti a sei cifre. Quelle stesse cinque persone sono presenti ovunque, e di conseguenza, spesso ottengono le opportunità più vantaggiose. Ci sono altri rovesci della medaglia: non allargare il campo di gioco ad altri che non hanno quegli stessi privilegi può inviare un messaggio spiacevole. Escludere le persone, non solo può far sentire gli altri come se non fossero in qualche modo “abbastanza capaci” per meritare una piattaforma importante, ma può anche creare quello che io chiamo un “vuoto per l’élite degli influencer”: se sei abbastanza carino e la tua “queerness” è considerata abbastanza appetibile, abbastanza capitalista, abbastanza connessa, allora anche tu puoi governare il mondo. Questo è semplicemente usare le persone queer per riprodurre lo stesso messaggio elitario (“sei dentro o sei fuori”) che la moda e i media hanno alimentato a lungo. Penso che le persone nere e soprattutto le persone trans nere abbiano ancora a che fare con il razzismo, i bassi salari e lo sfruttamento, e questo deve finire. Siamo nel 2022, e stiamo vivendo una pandemia globale: per favore ditemi come sia possibile che stiamo ancora discutendo sulla necessità di pagare le persone per quello che meritano e pagarle in tempo. È una follia.

Ph. @vivalaloba
8. Dando al concetto di Bellezza un senso più ampio, al di là della dimensione estetica, come lo spiegherebbe a un bambino? E a sua madre?

Le persone più belle per me non sono necessariamente quelle che sembrano avere tutto, auto veloci, bei vestiti o che hanno caratteristiche fisiche proporzionate. Naturalmente queste caratteristiche possono essere attraenti, ma costituiscono una piccola parte di ciò che rende una persona bella. Direi a un bambino di essere gentile con se stesso e con gli altri. Può sembrare banale, ma la gentilezza si irradia. Ciò che è bello dentro diventa bello fuori. E se una madre non lo capisce, forse dovrebbe evitare di mettere al mondo dei figli.

Ph. Ryan McGinley @ryanmcginleystudios
9. Durante la sua carriera, lei è stata redattrice per importanti riviste (per esempio Paper magazine). Qual è secondo lei il ruolo dell’editoria nel processo di maggiore inclusività? Non si tratta solo di etnia, ma anche di “moltitudini”, come le chiama lei. Ce ne può parlare?

Quando ero bambina, avevo un abbonamento alla rivista @rollingstone. La leggevo dalla copertina fino all’ultima pagina, ogni mese, ed ero totalmente affascinata da ciò che vedevo: una diversità di musica trattata da artisti che mi assomigliavano e al contempo artisti che erano molto diversi da me. Rolling Stone mi ha incoraggiato ad allontanarmi dall’incredibile musica soul e rap che ascoltavo da piccola e ad ascoltare artisti come N.E.R.D. @nerd, Bjork @bjork, Fiona Apple @fionaappleig, Green Day @greenday, Nine Inch Nails @nineinchnails e M.I.A @miamatangi. Grazie ai miei fedeli lettori e alla disponibilità ad assorbire tutta questa musica, ho sviluppato gusti eclettici che vivono nella musica che faccio oggi e influenzano il mio modo di pensare all’arte e letteralmente a tutto il resto. Quando ero al terzo anno di college, ho lavorato come stagista nella redazione di Rolling Stone. Ero sorpresa di non vedere quasi nessuno che mi assomigliasse o che avesse un background simile al mio. Durante la mia carriera nella rivista, nel decennio successivo, ho continuato a navigare in spazi dove mi sentivo una mosca bianca: nera, trans, queer, educata in una scuola pubblica, non proveniente da una ricchezza accumulata nell’arco di generazioni…

Avevo chiaramente abbastanza talento per lavorare in una varietà di riviste prestigiose, ma ho notato che dovevo lavorare molto più duramente per dimostrare il mio valore rispetto ai miei coetanei privilegiati, bianchi e troppo istruiti. L’ago della bilancia era rovesciato in questo modo a causa di strutture di potere che non erano certamente destinate a “qualcuno come me”. E alla fine ce l’ho fatta. Ho visto editori bianchi prendere decisioni sull’inclusività senza aver la minima esperienza di che cosa voglia dire essere e sentirsi emarginati, e poi li ho visti riportare quelle decisioni nelle pagine delle loro riviste. Era strano essere una persona nera che era presente in queste organizzazioni, ma quasi mai inclusa nelle decisioni più importanti su cosa venisse visto dalle masse, perché e come. Questo è un grande problema dell’editoria e di chi ci lavora, perchè ci sono due tipi di persone (indipendentemente dalla loro provenienza): o sono d’accordo con questo modus operandi o sono in disaccordo, ma hanno troppa paura per affrontarlo. Il punto è che non ci sono abbastanza persone “come me” nell’industria con la libertà di prendere decisioni importanti, e ci sono invece troppe persone nell’industria che sopportano di essere sfruttate per la loro immagine e per la loro cultura, e mai adeguatamente considerate per la loro miriade di talenti. Una persona con esperienza di emarginazione non è solo una persona definita da tale emarginazione. La sua ricchezza culturale, fatta propria nel corso della vita e delle esperienze, è ciò che la rende “preziosa” nell’industria editoriale. Perché queste persone non vengono elevate nel modo in cui meritano di esserlo? Perché il rapporto tra dirigenti neri dei media e quelli bianchi rimane estremamente basso? Tutti sanno perché.

Ph. @ryanmcginleystudios | Editing by @snakedick
10. Qual è un oggetto nella sua casa a cui non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Può inviarci una foto scattata da lei?

Ho un Pokemon giocattolo di peluche Jigglypuff nel mio appartamento che a volte coccolo quando vado a letto. Jigglypuff è un Pokemon canterino che si arrabbia e piange quando la gente si addormenta al suono della sua ninna nanna. Mi connetto alla sua natura emotiva, e c’è qualcosa di dolce e prezioso nel suo desiderio di essere ascoltato pienamente. Personalmente credo anche che Jigglypuff sia trans, come me. Il giocattolo Jigglypuff mi ricorda una relazione che ho avuto in passato con una persona con la quale condividevo spesso l’amore infantile verso le cose carine e graziose. Dal momento che la percezione dell’età è relativa e per lo più un costrutto inventato, non credo che ci sia un’età sbagliata o giusta per recuperare gli aspetti della propria infanzia. La meraviglia infantile è parte di ciò che spinge la mia arte. Mi mantiene curiosa e impegnata in quello che sto facendo. Non mi permette di avere un punto di arrivo desiderato. Voglio sempre creare l’arte che mi rappresenta, così come voglio vivere la mia vita e il mio futuro nel modo che ritengo giusto. Questo adorabile Pokemon canterino è una reliquia del mio passato, e quando lo guardo, mi immagino su un palco davanti a molti, ascoltata come desidero essere ascoltata.

Jigglypuff
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