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Caleido intervista Maria Valerio di James Vincent Milano

Caleido intervista Maria Valerio, direttrice creativa insieme al suo partner Zachary Johnson del brand James Vincent Milano. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @jamesvincentmilano

#CaleidoPerspectives
10 tematiche di conversazione, affrontate da prospettive differenti, per esplorare la realtà tramite una visione caleidoscopica

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Ph. CG WATKINS
1. Lei è italiana, mentre il suo partner creativo (e di vita), Zackary, è di Boston (USA). Quali aspetti della vostre terre d’origine vi hanno maggiormente plasmati? Immaginando di esporre tutte assieme, in un’unica stanza, le collezioni, quali sono gli elementi culturali che emergerebbero con maggior intensità e costanza?

Sono nata e cresciuta a sud dell’Italia, a Bari, in una famiglia rispettosa delle tradizioni ed allo stesso tempo eclettica, un connubio che porto dentro di me. Più di tutti, gli aspetti che rivedo in me legati alla mia terra sono una certa ritualità – legata ai nostri usi e costumi – e un senso di appartenenza che mi permette di esplorare e creare senza paura di perdermi. Zack è un vero believer, ha una tenacia che negli USA insegnano quando si è in fasce; il suo motto è “Sky’s the limit”, più americano di così!

Le nostre collezioni, se così vogliamo definirle, sono in realtà pezzi di un unico grande guardaroba. Il design è curato da entrambi, ma Zack è la mente matematica che definisce le proporzioni delle silhouette; io arrivo successivamente con i materiali e i colori. È difficile definire dove finisce uno e inizia l’altro. Sicuramente persiste un aspetto Hollywoodiano, un elemento da palcoscenico insieme a dettagli in stile Americana che si uniscono alla selezione di tessuti e pelli rigorosamente italiani.

Ph. Maria Valerio
Ph. Maria Valerio
2. Cosa ha significato, all’inizio della sua/vostra carriera, essere un fashion designer nel vostro Paese? Ci sono degli episodi che vi accomunano o differenziano, degni di essere annotati in un Diario, che ricordate con maggior intensità?

Piccola premessa: nella mia lista dei desideri non avevo mai inserito “designer”. Il percorso per me è iniziato nel momento in cui ho conosciuto Zack, che aveva iniziato il progetto negli Stati Uniti, prima a New York e poi a Boston. L’insoddisfazione però era tanta, dal punto di vista della manifattura e della reperibilità di un certo tipo di materiali, da qui il passo oltreoceano. Le tante esperienze sono quindi in realtà condivise, ma su questo Diario sicuramente annotiamo uno dei nostri primissimi viaggi a New York per incontrare un rinomato buyer: da lì abbiamo capito che mettere il nostro prodotto in un negozio o su un e-commerce avrebbe danneggiato l’integrità del nostro lavoro, per cui è stato un punto di svolta fondamentale per noi e per il brand.

Ph. CG WATKINS

3. Quali crede siano i cambiamenti più profondi che il settore della moda sta vivendo oggi? In che modo i talenti di nuova generazione stanno contribuendo a queste evoluzioni?

Trovo che la digitalizzazione sia il cambiamento maggiore. I designer lavorano su Whatsapp, le vendite sono online, gli show (anche a causa delle pandemia) sono consumati da casa. La moda può essere paragonata a Netflix. I nuovi talenti sono nativi digitali, sono nati in questo mondo, per cui per comunicare con il pubblico sviluppano strategie comunicative che re-impacchettano la moda per farla entrare in un iPhone.

Ph. CG WATKINS
4. Quali crede siano i temi sociali più forti che la società contemporanea sta affrontando? Ci sono delle battaglie che le stanno più a cuore?

Purtroppo è abbastanza evidente che i problemi sono tanti e sono tanto datati, e non riesco a stilare una classifica perché trovo che debbano essere tutti trattati con una certa urgenza e attenzione. Quella che mi sta più a cuore, in quanto donna, è la battaglia contro tutti gli abusi e le violenze che ancora siamo costrette a subire; su una parete nella città di Bari ho letto di recente una scritta, fatta con una bomboletta spray, che recita più o meno così “Quando esco di casa non voglio essere coraggiosa, voglio essere libera” – è quel “coraggiosa” VS “libera” che deve far riflettere.

Ph. Maria Valerio
5. Uno dei temi maggiormente presenti nella discussione odierna riguarda l’approccio sostenibile della moda. Non solo dato dalla naturalità dei tessuti, ma anche da un approccio che sfocia nei processi produttivi, contenuti etici o sociali. Qual è il suo approccio in questo ambito?

La filosofia dietro James Vincent è semplice: non produciamo per aver clienti, abbiamo clienti per cui produrre. È questo che ci interessa e che ci ha spinti sin dalle prime fasi ad avere un approccio made to order. La sovrabbondanza e la ridondanza non ci interessano, non fanno parte di noi.

Non ci siamo mai posti la domanda “come rendere James Vincent un brand sostenibile?”, perché la filosofia che c’è dietro lo rende già sostenibile. L’artigianalità è la chiave.

Ph. CG WATKINS
Ph. CG WATKINS
6. Il suo lavoro è intriso di cross-cultural references, facendo di lei un talento da seguire. Se dovesse individuare 5 referenze (anche al di fuori dalla moda) che la descrivono, da ricercare su Instagram, quali sarebbero?

Vi lascio 5 referenze da ricercare ovunque si voglia, Instagram per me è un mistero che non ho molta voglia di svelare!

L’architettura di Christian Liaigre @liaigre_official , i film di Guy Ritchie @guyritchie , le foto di Margaret Courtney Clarke , il concetto di moda di Hussein Chalayan @chalayanstudio e la musica di JMSN @jmsn .

Ph. Zachary Johnson
7. Recentemente, un ospite di Caleido ha detto che nel mondo contemporaneo non c’è più bisogno di nuovi “simboli” (che per la moda sono invece sempre stati centrali): ciò che serve è invece che i creativi si concentrino sul trovare soluzioni efficaci per tutelare l’ambiente e la natura. È d’accordo?

Penso che nell’ottica di un percorso di rinnovamento e riqualificazione verso la tutela dell’ambiente e della natura inevitabilmente (e fortunatamente) nasceranno nuovi simboli, nuovi linguaggi.

Ph. Maria Valerio
Ph. CG WATKINS
8. Da creativa di nuova generazione, che definizione darebbe al concetto di lusso?

Inaspettato, sospeso tra funzionalità e totale edonismo.

Ph. CG WATKINS
9. Che definizione darebbe al concetto di romanticismo? E di amore?

Romanticismo e amore sono due concetti che nel mio vocabolario non sempre vanno a braccetto.

Io credo nell’amore che trovo più concreto e che per me si traduce in ascolto e intesa – due nozioni imprescindibili da quella di rispetto.

Ph. Maria Valerio
Ph. Maria Valerio
10. Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

Non rinuncerei mai alla mia teglia in ferro per preparare la focaccia barese [clicca qui per vedere il tutorial]. É un oggetto che possiede tutte le caratteristiche che amo: la teglia va preparata prima di utilizzarla (e qui torna la ritualità…), bisogna prendersene cura con i consigli della nonna. È personale, richiede esperienza e dedizione e serve a produrre uno dei cibi più buoni al mondo! Il ricordo di questo oggetto sta nel profumo di casa, e con casa intendo la mia bellissima terra.

Ph. Maria Valerio
Ph. Maria Valerio

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