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Caleido intervista Luca Larenza fashion designer

Caleido intervista Luca Larenza, fashion designer e fondatore dell’omonimo brand di moda. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter / Guarda qui l’Instagram live interview

 

Diario di: @lucalarenza

Caleido intervista Luca Larenza fashion designer
@lucalarenza
1. Le tue collezioni sono molto particolari, trovo affascinante il concetto di storia e tradizione che tu cerchi sempre di raccontare. Come riesci a combinare il passato con il futuro? Pensi inoltre che sia sempre dovuto trovare un equilibrio tra questi due elementi?

Dipende molto dall’identità del progetto o dal brand. Io sono campano, e involontariamente “risento” molto di questa influenza. La mia è una terra di profonde tradizioni e nel momento in cui creo le mie collezioni mi rendo conto di essere molto influenzato da questo eco del passato. La moda però è qualcosa di personale e ognuno di noi la esprime secondo le proprie libertà. Io, personalmente, mi rivedo molto in una moda indossabile, riconducibile all’utilizzo del colore, e anche grazie al mio passato da street-artist ho cercato nel tempo di costruire dei codici e canoni che ad oggi risultano riconoscibili e con i quali è facile identificare il mio brand.

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@lucalarenza
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2. Da sempre il mondo della moda, a differenza magari di quello del design, ha prestato attenzione all’heritage e al dna del brand e questo si è tramandato anche tra i vari designer che si susseguivano nel tempo. Ora le cose stanno cambiando molto. Reputi che questa nuova tendenza sia solo uno spunto oppure che l’heritage debba prevalere?

Personalmente la prima cosa che faccio quando realizzo un progetto è andare a vedere l’archivio del brand, perché comunque la storia per me resta importante, a prescindere dal fatto che poi venga interpretata con i propri codici. Inevitabilmente, avendo io un mio brand, so già cosa porterò a quel progetto. La cosa bella, a mio parere, resta quella di bilanciare l’identità del designer con l’heritage della maison nella quale si interviene, con profondo rispetto.

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3. Il nostro è un Paese ricco di eccellenze locali, primato che pochi altri paesi nel mondo possono vantare. In che modo il genius loci del menswear napoletano influisce sulle tue produzioni?

L’Italia è un paese unico sotto questo punto di vista e ogni parte di esso ha qualcosa di diverso da offrirci. Una parte della mia produzione è dislocata nel napoletano. Rispetto ad altri brand, la mia è una piccola realtà e dunque in questo senso ho molta libertà di scegliere il luogo dove produrre. Oggi produco a Napoli, ma domani chi lo sa. Questa è la cosa bella di essere un brand piccolo: sei indipendente, agile ed è una cosa che in questo momento ti favorisce tantissimo.

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4. Tu pensi che in Italia ci sia un interesse da parte dei produttori nel supportare creativamente un giovane designer che si imbatte in questo mondo? Tu hai qualche esperienza che hai vissuto e che vorresti condividere con noi?

Nel 2015 ho avuto la mia prima licenza grazie ad un imprenditore di cashmere che mi ha affiancato in tutto il processo di produzione, distribuzione e comunicazione del mio brand. È una persona con la quale sono rimasto in ottimi rapporti e che ringrazio tantissimo. Io sono stato molto fortunato, ma penso di essere anche una “mosca bianca”. In Francia sotto il punto di vista delle collaborazioni e delle “avventure imprenditoriali” sono più avanti di noi, si sperimenta maggiormente rispetto che in Italia. Quindi mi sento di dire che c’è molto margine di miglioramento su questo fronte e mi permetto di aggiungere che, magari, dovremmo iniziare a guardare un po’ oltre la nostra realtà personale e aprirci a delle collaborazioni.

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5. In questo periodo si parla molto di valore della manifattura culturale e in Italia abbiamo molte realtà che nascono da un contesto culturale e poi restituiscono alla società dei prodotti che portano parte di questo valore. Trovo che la stessa cosa avvenga anche con il tuo brand. Mi domando, come riesci ad affrontare la sfida del digitale e traghettare tramite il digitale questo valore?

Sto vivendo tutto questo consapevole del fatto che si tratta di un momento temporaneo, transitorio. L’esperienza tattile non si può replicare in alcun modo nella dimensione digitale. Il tessuto deve essere toccato. Quello che sto facendo è dare grande importanza ai contenuti foto e video, e trovo che in questo momento debba esserci ancora più attenzione nel creare dei contenuti che siano in linea con quella che è la qualità e l’eccellenza del prodotto che si sta lavorando. Nel mio caso ho deciso di dare vita a presentazioni fuori dagli schemi e anche fuori dal calendario della moda. Ho deciso di prendermi i miei tempi e i miei spazi per presentare in maniera autonoma il mio lavoro. Sono onesto: ero un po’ stanco dei tempi e della velocità del calendario della moda e per questo ho deciso di presentare le mie collezioni o prima o dopo il calendario a cui siamo tutti abituati. Non è detto che sarà sempre cosi, lo farò finché ne avrò voglia.

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6. Sono molto attratto dal tuo mondo, vorrei conoscere tutte le sfaccettature e i segreti che si nascondono dietro. Sono curioso di sapere se hai una tua routine creativa che ti aiuta a produrre.

Sì, assolutamente. Per quanto riguarda le collezioni di tessuti ci sono delle tempistiche che vanno rispettate e alle quali devo attenermi. Quando invece lavoro a dei progetti totalmente creativi mi lascio trasportare da un flusso di ispirazione continua che ha poco a che fare con un tempo predeterminato. Nel mio caso, amo prendere molti appunti e mi salvo idee che vedo sui social durante tutto l’anno, in attesa di ripescarli nel momento in cui dovrò creare qualcosa di nuovo. La mia routine creativa è un mix tra vecchi modi di lavorare e il digital, tra sogno e realtà. Ma quasi sempre, dopo aver sognato, torno con i piedi ben piantati al pavimento in quanto il mio presupposto è realizzare qualcosa che sia davvero indossabile.

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7. In questo periodo cosi particolare dove il viaggio per molti di noi è fonte imprescindibile di ispirazione ci siamo trovati a dover trovare altri fonti d’ispirazione. Ci sono dei pensieri che ti hanno accompagnato in questi mesi e che sono diventati poi dei punti di partenza per delle tue collezioni? Hai avuto modo di scoprire qualche nuova passione?

Le prime settimane sono state molto dure e difficili, perché io sono molto abituato a viaggiare per lavoro e per passione. Poi, un giorno, mi sono svegliato, mi sono rimboccato le maniche e ho ripreso a lavorare. Ho approfittato del lockdown per comprare online molte riviste vintage di menswear, sia nuove che di seconda mano. Ad ogni modo sono stato molto fortunato perché la produzione del mio brand non si è mai fermata e questo mi ha permesso di tenere la mente occupata. Nuove passioni? Ho provato con lo sport ma i tentativi sono naufragati subito. E allora ho riscoperto la passione per la ceramica. Il mondo del colore è tornato a bussare alla mia porta, facendomi rilassare e divertire.

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8. Se dovessi cimentarti nel product design qual è l’oggetto che disegneresti?
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Domanda interessante. Sicuramente mi attrae molto tutto ciò che è legato al mondo della grafica e del colore. Vista la mia passione per l’interior design, direi una linea di cuscini e magari anche pouffe. Non ti nascondo che un giorno mi piacerebbe realizzarla veramente.

9. Ogni volta che guardo un’immagine del tuo brand sono sempre catturato dalle location che scegli. Che valore hanno per te?

La location per me è parte fondamentale per uno shooting, in quanto contribuisce in modo cruciale nello storytelling. Sono molto attratto dal mondo dell’architettura. È una passione che nella mia famiglia si sta tramandando di generazione in generazione, e ringrazio mia zia per avermela trasmessa in modo così profondo.

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10. Un’ultima domanda alla quale tengo particolarmente. Il Made in Italy è costellato di padri fondatori, che hanno fatto la storia della moda internazionale. Tu che sei un creativo di “seconda generazione”, come stai affrontando le nuove sfide?

Devo essere sincero, il segreto per me è stato quello di aver imparato a concentrarmi su me stesso. Mi sono reso conto che cercare di essere competitivo e vedere il lavoro degli altri mi faceva perdere il focus sui miei obiettivi finali. Per questo motivo la mia vera sfida, che allargo anche ai concorrenti di MM Award, è quella di concentrare tutte le proprie energie su se stessi per trasmettere a tutti ciò che di bello vedo io.

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