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Caleido intervista Lilli Hollein direttrice artistica del MAK

Caleido intervista Lilli Hollein, curatrice austriaca, manager culturale, esperta di design e direttrice del Vienna Museum of Applied Arts (MAK). Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @lillihollein

Ph. Katharina Gossow
1. Sono davvero felice di essere qui oggi. Lei è una tra i fondatori della @viennadesignweek, come si sta evolvendo negli anni il rapporto tra Vienna e il mondo del design?

Quando Thomas Geisler, Tulga Beyerle e io abbiamo deciso di fondare la Vienna Design week (15 anni fa), nella nostra città mancava una vera piattaforma per presentare il design nel modo in cui lo intendavamo noi. Mancava ancora uno scambio internazionale, ma non volevamo continuare a lamentarci del fatto che non c’era (quasi) niente. Allora avevamo due opzioni: cambiare la situazione o lasciare la città. Sono molto grata per la rapidità con cui la scena del design locale si è trasformata.

Una delle principali indicazioni di come la città sia diventata un terreno fertile per i designer e i creativi contemporanei è il fatto che molti di loro hanno deciso di tornare a Vienna dopo aver studiato all’estero grazie al suo rinnovato appuntamento e alla sua energia. Le persone erano entusiaste di partecipare e di dare il loro contributo a tutti i livelli. Durante questi ultimi 15 anni abbiamo lavorato con un obiettivo principale: descrivere cosa può essere il design, in tutte le sue forme, come terreno di sperimentazione. Anche se c’è ancora molto lavoro da fare, credo che abbiamo fatto un passo avanti. Allo stesso tempo, abbiamo puntato ad attirare un pubblico internazionale a Vienna per mostrare loro il patrimonio e le opportunità della città attraverso progetti artigianali. Abbiamo cercato di creare una sfera di scambio tra la scena globale e quella locale, e ha funzionato abbastanza bene. E sono felice di vedere che questo spirito è evidente anche nel lavoro di Gabriel Roland, il nuovo direttore della VDW.

“Il modo in cui intendiamo il design alla VDW è sicuramente sinonimo di sperimentazione… fuori dalla logica del puro business. Inoltre, fin dall’inizio siamo stati molto precisi su cosa includere e cosa escludere: non la moda, né il design di gioielli, né la vendita di mobili. Ciononostante, abbiamo puntato a coinvolgere il maggior numero possibile di attori e ad allargare il nostro raggio d’azione a musei e istituzioni culturali”.

Ph. Katharina Gossow, Vienna Design Week 2019
PLATFORMS FAUTEUILS – EIGENWILLIGE UND FREUNDLICHE BEGLEITER - WER? @kohlmaierwien - Ph. Airture, Vienna Design Week 2020
Ph. Orlando Lovell, Vienna Design Week 2019
2. Lei ha parlato di “scambio” e “sperimentazione”, che sono due delle principali parole chiave di questi giorni intorno alla VDW. Se le chiedessero di scrivere un manifesto della società contemporanea, quali sono le principali sfide che la società sta affrontando? E quali sono le risposte del mondo dell’arte e del design?

Se mi venisse chiesto di scrivere un manifesto, comincerei con il suo titolo: “il design può cambiare il mondo”. Ci credo davvero, dato che il design è uno strumento privilegiato per coinvolgere la società in questioni che affrontiamo nella vita quotidiana. Il mio manifesto non sarebbe la raccolta delle mie opinioni, ma piuttosto una rappresentazione delle voci dei designer: ascolterei e parlerei con loro, per far emergere tutti i loro problemi e pensieri.

BREATHING SOFTSPACE – AN INTERACTIVE TEXTILE INSTALLATION – Ph. Marie Schumann, Lisa Marleen Mantel, Matthias Rosenthal, Vienna Design Week 2020

3. Al @mak_vienna mueseum state esponendo alcuni pezzi molto ordinari, come le maschere facciali anti-Covid. Come può un oggetto così ordinario diventare parte di un’esposizione museale? In che modo il tempo e i tempi influenzano il design?

I musei di design hanno la responsabilità di raccogliere oggetti significativi per la società. Penso che sia fondamentale tenere d’occhio il mondo in cui viviamo e trasportarlo in modo artistico nella realtà museale. Definirei questo processo come una forma di avanguardia culturale. Portare questi oggetti contemporanei nei musei significa anche riflettere sui riferimenti storici. Se ci concentriamo sulle pandemie e sulle maschere, ripensiamo immediatamente alla peste durante il Medioevo, dato che Vienna è stata più di una volta duramente colpita da eventi oscuri come le epidemie. Questi fatti ci portano direttamente a parlare di igiene, che è sempre stato un argomento molto interessante per i designer: può essere considerato l’inizio del design sociale, un linguaggio semplice e immediato che poteva facilmente raggiungere le persone. Anche un oggetto semplice, come una maschera per il viso, può farci riflettere su questioni complesse…

Ph. Kollektiv Fischka/Kramar, Vienna Design Week 2020
@bueronardin x Vienna Design Week 2020
4. Molte aziende di arredamento stanno ora affrontando le sfide del mondo digitale, alleggerendo un nuovo rapporto tra design e digitale. A volte sembra che il mondo digitale ostacoli la manualità e la capacità di fare artigianato, la possibilità di incontrare le persone e mostrare empatia. Qual è la tua opinione sul legame tra questa r-evoluzione digitale?

Non sono una fan dello schieramento tra il mondo analogico e quello digitale. Non c’è dubbio che il digitale, come piattaforma, apre innumerevoli possibilità per aziende e designer, e sta cambiando la nostra società in modo molto sostanziale. Nel futuro molti lavori potrebbero essere realizzati grazie alla robotica, con il rischio di compromettere le produzioni artigianali locali. Dobbiamo trovare un modo per far fronte all’innovazione, ma c’è molta strada per farlo accadere facendo leva sulla nostra resilienza. Preferisco guardare la cosa da una prospettiva positiva.

@rado at Vienna Design Week Headquarter North - Ph. Paulus Jakob/Kollektiv Fischka, Vienna Design Week 2017
FROM MODEL TO FACTORY @hofmobiliendepot, Vienna Design Week 2018
Ph. @bueronardin, Vienna Design Week 2018
5. Come direttrice artistica del MAK, quali sono gli sviluppi più significativi che si possono rintracciare nel suo lavoro? Come si stanno trasformando i ruoli di curatore e di ricercatore?

Mi è sempre piaciuto collegare un vasto pubblico, e non solo persone ben istruite con l’arte e il design, è qualcosa che mi stimola davvero. Ovviamente il modo di farlo è cambiato nel tempo. Ho iniziato quando ero molto giovane e attraverso l’esperienza sono diventata più saggia, più abile e ho sviluppato un occhio critico. Sono stata abbastanza coraggiosa più volte nella mia vita da correre il rischio di sperimentare. Il festival (VDW) all’inizio era un rischio abbastanza grande e ogni anno è così. Ma la ricompensa è impareggiabile: lavorare in scenari molto diversi e affrontare le sfide di essere una curatrice è estremamente eccitante.

Ph. @glashuette_comploj, Vienna Design Week 2017
Ph. Wild At Heart | Maija Astikainen, Vienna Design Week 2019
6. L’architettura e il design hanno bisogno di nuovi simboli e icone? O pensa che i creativi dovrebbero essere più concentrati nel trovare soluzioni pratiche a questioni concrete, come la sostenibilità e i diritti umani?

Dopo la prima guerra mondiale, Vienna era una città assediata dalla miseria e dalla fame, con troppo poco spazio vitale. Se osserviamo l’architettura del periodo successivo, chiamato “Vienna rossa” (clicca qui per saperne di più), la città fu pioniera nella costruzione di alloggi pubblici e cercò di risolvere il problema della classe operaia che viveva in condizioni insostenibili. Vienna si stava rapidamente espandendo e la gente non aveva nemmeno i propri letti. Il complesso residenziale comunale Karl-Marx-Court, per esempio, fu costruito in questo ambito, ma divenne anche un’icona architettonica e un simbolo del governo socialista della città in quel periodo. Simboli e utilità dovrebbero andare di pari passo. Quando l’architettura non è solo una dichiarazione, diventa un simbolo.

Ph. Phillip Podesser/Kollektiv Fischka, Vienna Design Week 2020

Festival Impressions, Vienna Design Week 2018
@francescociccolella - ALTERNATE REALITIES Ph. Patrizia Gapp/Kollektiv Fischka, Vienna Design Week 2017
7. Parte del suo lavoro comporta lo scouting di nuovi artisti, designer e talenti. Quali sono le caratteristiche che i designer dovrebbero avere per distinguersi dalla massa?

Uno degli ingredienti fondamentali che serve al designer per distinguersi è essere brillante: che è una combinazione di talento e capacità di comunicare. Questa caratteristica è necessaria ora più che mai. Ai designer viene richiesto di avere anche un talento per il marketing… il che è un po’ ingiusto, ma davvero utile. Penso che essere brillanti significhi sviluppare una certa attitudine. Nessuno può dirvi a scuola se le competenze specifiche del software che state imparando saranno utili per sempre, e come cambierà il lavoro dei designer nei prossimi 25 anni, e se forse i robot diventeranno vostri concorrenti… Ma ciò che non verrà mai tolto ai designer è la loro capacità di analisi. La caratteristica più importante che distingue i designer da tutti gli altri professionisti è la loro capacità di fare le domande giuste e di lavorare sulle soluzioni. In altre parole, servire la società fornendo gli strumenti che possono portarla avanti.

@bueronardin x Vienna Design Week 2020
Campaign - Ph. Katarina Šoškić - Bueronardin, Vienna Design Week 2019
Ph. Kramar/Kollektiv Fischka, Vienna Design Week 2021
8. Durante la Milano Design Week al Supersalone di Milano lei è stata una degli ospiti di un talk molto interessante sul ruolo delle donne nelle istituzioni artistiche. Se dovesse riassumere quella discussione, cosa evidenzierebbe?

Sono convinta che la nostra società ci spinga ad affrontare questioni come questa. Ed è evidente che abbiamo bisogno di un tempo di trasformazione. Non si tratta solo di “maschio e femmina” come generi, ma anche della diversità in generale. Abbiamo bisogno di mantenere una mente aperta, forse più che mai, per integrare questi temi nella nostra vita quotidiana e nel nostro linguaggio. Anche se è una questione di simboli, ne abbiamo bisogno. Come prima direttrice donna di questa istituzione, mi trovo in una situazione vantaggiosa. A volte mi chiedo: non è ridicolo che molte istituzioni, come questa, non siano mai state dirette da una donna? Con la mostra “Donne artiste della Wiener Werkstätte” (clicca qui per saperne di più) ho voluto far arrivare certi simboli a chi visita il museo e dire loro che qui abbracciamo la diversità.

DEPARTURE TOUR 2: FUTURE CONSUMPTION - Wirtschaftsagentur Wien, Kreativzentrum departure - Ph. buero bauer, Vienna Design Week 2019
475 BARS COVERED IN 2.375 MINUTES - Diego Faivre - Ph. Pierre Castignola, Vienna Design Week 2019
Morag Myerscough - Ph. Kollektiv Fischka, Vienna Design Week 2016
9. Lei ha detto prima che qualche volta nella sua vita è stata abbastanza coraggiosa da correre il rischio. Si considera una persona abitudinaria?

Sono una persona abbastanza flessibile e di solito scelgo le cose che mi rendono felice. Se mi chiedete qual è l’ultima cosa che voglio fare nella mia vita, direi: saltare nel lago con mia figlia, mano nella mano. È gioia pura, ma non ha niente a che vedere con le abitudini. Credo che la flessibilità sia ciò che mi caratterizza di più e rappresenta un tratto distintivo dei designer, poiché devono reagire alle trasformazioni. Se non fossi stata questo tipo di persona, non sarei mai sopravvissuta in tutti questi anni. Abbiamo bisogno di riprogettarci costantemente, quindi è meglio non avere troppe abitudini e schemi mentali rigidi!

FESTIVAL MIX TAPE - mt masking tape / Kapitza Das Kreativstudio @kapitza_studio - Ph. Kapitza, Vienna Design 2019
10. Qual è un oggetto al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo associato ad esso?

Non sarei in grado di dire un solo oggetto. È come se mi chiedessero di dire qual è la mia canzone preferita… ne ho così tante! Sarebbe difficile elencarle tutte! Recentemente ho visitato la mostra di Enzo Mari alla Triennale, e ho pensato che avrei sempre voluto possedere il calendario disegnato da lui. Soprattutto ora che sono in un nuovo ufficio, ho capito che girare le pagine di quel calendario potrebbe diventare un mio piccolo rito quotidiano… Anche se non avevo fatto i conti con la squadra delle pulizie: insistono a girare le pagine per me [sorride].

Ph. @marcomagalini

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