FROM MM AWARD

Caleido intervista Gustavo Martini product designer e docente

Caleido intervista Gustavo Martini, product designer, docente in Marangoni e giurato di MM Award 2022. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

Diario di: @gustavomartini

@gustavomartini
1. Non posso che iniziare dal suo dna stilistico: brasiliano d’origine, nord-europeo d’adozione. In che modo riesce a farsi spazio, in un background stilisticamente così massimalista, un’estetica tanto essenziale?

Amo la cultura brasiliana, ma sappiamo bene che un bel vestito non sempre sta bene a chiunque. Funziona così anche con la mia cultura natale: apprezzo ogni modo di fare design, ma quando si tratta di creatività prediligo la mia visione personale. Parte di questa scelta è dettata dalla mia dislessia… Questa difficoltà ha inevitabilmente plasmato il mio modo di creare e vedere il mondo che mi circonda. La mia mente combatte costantemente con il caos per trovare nuove strade e semplificare le cose.

@gustavomartini
@gustavomartini
@gustavomartini
@gustavomartini
2. Il suo lavoro oscilla tra design industriale e arte. Quali sono gli aspetti, di ciascuna delle due anime, che la affascino maggiormente?

Fare arte significa dare spazio alla massima espressione del sé, libera e personale. Occuparsi invece di industrial design è qualcosa di completamente diverso: si tratta di approcciarsi a progetti collettivi, con scambi di idee, che implicano inevitabilmente dei compromessi.

@gustavomartini
3. Caleido è un osservatorio caleidoscopico, che si compone di varie voci. Spesso ci imbattiamo in creativi il cui universo è affollato di molti elementi identitari (colori, forme, immaginari, personaggi). In che modo, un’estetica così tanto minimalista come la sua riesce ad essere altrettanto iconica? Quali sono i suoi elementi identitari? Sono sempre stati questi o sonocambiati nel corso del tempo.

Sicuramente l’identità di un creativo ha bisogno di tempo per maturare. Facendo un passo indietro a quando mi sono laureato in Brasile, ho avuto bisogno di tempo per distaccarmi dai tratti identitari che sono visceralmente presenti nel design brasiliano. Fin dall’inizio sentivo di voler semplificare le cose, di appartenere a un’estetica minimalista che partiva dalla scelta di ridurre l’utilizzo di materiali. E questo è ancora un mio tratto distintivo. Il mio primo progetto di design è stato lo sgabello GANA, da cui traspare questa voglia di lavorare con linee molto precise, ma in questo caso sentivo ancora la necessità di aggiungere il legno massello per sentirmi più brasiliano. Con il tempo mi sono discostato da questo “obbligo” che sentivo, anche se spero in futuro di tornare a lavorare con il legno, magari mono materico. Mi piace lavorare con i materiali nel loro stato più puro, aggiungendo al massimo uno strato di vernice nero, perché è un colore neutro che funziona bene in qualsiasi ambiente. Inoltre, prediligo la semplificazione delle forme lasciando che l’attenzione si sposti sulla percezione e non sugli aspetti decorativi aggiunti. Anche se i progetti sembrano oggetti apparentemente semplici, essi derivano da un pensiero molto complesso. Prima di disegnare spendo sempre molto tempo a indagare e studiare il contesto del progetto.

@gustavomartini
@gustavomartini
4. Grazie ai suoi volumi, possiamo definirla uno sperimentatore nell’ambito della geometria solida. Perché proprio questa scelta? Ci sono altri “mondi” che sta esplorando? In che modo questi volumi vivono tra fisico e digitale?

Non è una scelta orientata soltanto alla geometria dei solidi, ma anche all’esplorazione dei piani e delle linee. Sono di una generazione che ha vissuto in prima persona i cambiamenti digitali e che si è innamorata di queste infinite possibilità. Questo lo si vede chiaramente nel 2016 con lo spazio EDGE nel salone satellite che a quel tempo è stato molto innovativo. Si trattava di una rappresentazione fisica di uno spazio intangibile. Il disegno in questo caso sembra proprio un disegno fatto in cad.

@gustavomartini
@gustavomartini
5. Lei è una persona solitaria o ama lavorare in gruppo? E, al di la del lavoro, quali sono le cose che le piace maggiormente condividere?

Entrambe le cose. Non ho un unico modo di progettare, penso che non si debbano sempre seguire le stesse regole e che questo ci possa aiutare a creare nuovi modi per proporre nuovi concetti. A volte è bello progettare da solo e perdermi nei miei pensieri, a volte non c’è cosa migliore che condivide idee e lasciare che i diversi pareri diano forma a una nuova visione.

@gustavomartini
@gustavomartini
@gustavomartini
6. Da poco è diventato papà. Che cosa, del suo Brasile, le preme trasferire al suo piccolo O.? Se ripensa alla sua infanzia, qual è un ricordo che la emoziona particolarmente?

La simpatia e la positività dei brasiliani. In Brasile, quando chiediamo a qualcuno “come stai?”, la risposta è sempre positiva – anche se è una brutta giornata – perché, come sappiamo bene, le parole hanno il potere di influenzare il nostro animo. Rio ha sicuramente i suoi difetti, ma avere trascorso l’infanzia in quella città è stata la cosa più bella per me. La vita in una grande città di mare da una sensazione di equilibrio perfetto. A chi non piacerebbe fare un tufo in mare prima di andare a scuola. Acqua e sale fungono da rinnovatore della nostra energia.

@gustavomartini
@gustavomartini
7. Lei insegna in Istituto Marangoni, del quale oggi è ambasciatore. Quali aspetti dell’essere un insegnante le piacciono maggiormente? C’è un aggettivo con il quale i suoi studenti la descrivono più di frequente? Se dovesse invece approfondire, come studente, una nuova disciplina, quale sarebbe?

La cosa che mi piace di più è che la Marangoni ha studenti provenienti da tutto il mondo. Introdurre un qualsiasi tema apre un dibattito che risulta sempre interessante grazie alla diversità culturale. Un designer non può limitarsi a guardare soltanto il proprio paese di provenienza, e in Marangoni abbiamo la possibilità di creare un dialogo con tutto il mondo. Se fossi uno studente vorrei approfondire tutte le discipline possibili. Amo imparare nuove cose e sono curioso dalla nascita.

@gustavomartini
@gustavomartini
8. Spesso parla di “libertà di espressione” in ambito professionale. Che cosa invece, nella vita privata, la fa sentire libero?

Riesco a trovare questa libertà nel surf, forse perché anche questa disciplina ha il suo aspetto creativo e di espressione personale. Mi piace sperimentare onde, posti e anche tavole diverse, quasi come uno studio di ricerca. Infatti, ho già costruito la mia tavola. Non smetto mai di pensare a progettare perché è lì che trovo la mia libertà.

@gustavomartini
@gustavomartini
@gustavomartini
9. Nella sua carriera ha vinto vari premi, che l’hanno aiutata ad essere conosciuto in tutto il mondo. Come giurato di MM Award 2022, che cosa cercherà dai concorrenti?

Sicuramente dovranno proporre un concetto interessante ed essere coerenti in ogni singola scelta. Vorrei anche dire che non c’è nessuna preoccupazione per i massimalisti, perché queste sono delle caratteristiche necessarie per qualsiasi progetto.

@gustavomartini
@gustavomartini
@gustavomartini
10. Qual è un oggetto nella sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Può inviarci una foto scattata da lei?

Di solito non sono troppo attaccato agli oggetti, ma pochi mesi fa ho fatto un Italic in legno verniciato di nero da collocare in zona Navigli – come avevo già fatto con i poster appesi per la città di Milano – ma questa volta quando ho finito il pezzo ho pensato di conservarlo perché mi è particolarmente piaciuto. Per ora lo terrò io, ma non escludo che un giorno i lettori di Caleido potranno ritrovare l’opera appesa da qualche parte sulle scale del Naviglio.

No products in the cart.