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Caleido intervista Federico Cina fashion designer

Caleido intervista Federico Cina, fashion designer e fondatore dell’omonimo brand. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

Diario di: @federicocinaofficial

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Ph. @gabrielerosati_
1. In questi ultimi anni stiamo riscoprendo il valore della dimensione locale. Non solo dal punto di vista produttivo, ma anche creativo. È d’accordo?

Sono assolutamente d’accordo: nel mio caso la dimensione locale è fondamentale. In Federico Cina c’è infatti un forte legame con una dimensione autentica e non globalizzata, che, nel mio caso, è rappresentata dalla Romagna (la mia terra d’origine). Ma non è sempre stato così, potremmo definire il ri-avvicinamento alla Romagna come un percorso. Subito dopo i miei studi al Polimoda mi sono infatti preso del tempo per individuare quale dovesse essere la strada creativa del mio brand. È stato un periodo che mi è servito per sperimentare, esercitarmi, sedimentare, riflettere quale percorso volessi davvero intraprendere. La prima collezione del brand, “Romagna mia”, è stata la risposta. Ma sul piatto c’era ancora un interrogativo cruciale: era davvero una scelta “cool” parlare di “Romagna”? Nessuno poteva garantirmelo. Ciò che invece era certo era che, grazie ai “miei” artigiani, avrei potuto creare una cosa diversa rispetto a ciò che ero abituato a vedere.

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Ph. @gabrielerosati_
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Ph. @gabrielerosati_
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Ph. @gabrielerosati_
2. La sua generazione di imprenditori ha la responsabilità di traghettare il made in Italy in una dimensione contemporanea. Quali sono le sfide principali che sta affrontando?

Come brand indipendente (non parte di un gruppo o di un fondo di investimento), la sfida principale è costruire una propria credibilità. I buyer si domandano se il brand consegnerà davvero i pezzi, se starà nei tempi, se sarà costante. Bisogna, dunque, lavorare con determinazione, costanza e positività, collezione dopo collezione, per far arrivare il proprio messaggio. Riuscire a farsi valorizzare per il proprio contenuto, e non per l’investimento che si è disposti a fare, non è cosa semplice.

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Ph. @gabrielerosati_
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Ph. @gabrielerosati_
3. Nel suo sito trova spazio il progetto “Archivio”: un inedito ambiente di ricerca, collaborazione e condivisione. Ce ne parla? Ci anticipa il prossimo capitolo al quale sta lavorando?

Archivio” è una sezione di incontro con gli artisti, fotografi e talenti emergenti. Rappresenta la parte più culturale del brand, nella quale cerco di trasmettere la mia convinzione che la moda non sia fatta solo di vestiti, ma di cultura e tanta ricerca. Partendo da qui, mi son chiesto: come posso trasmettere i valori che ispirano il mio brand? “Archivio” è nato dunque da un’esigenza espressiva personale, che poi è stata recepita anche dai nostri clienti. L’idea è di raccogliere altri contenuti interessanti e trasformare questa raccolta online in una vera e propria pubblicazione cartacea, magari un libro.

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@federicocinaofficial
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Ph. @loruponyo
4. È una persona abitudinaria? Ci parla di una routine che la fa stare bene?

Il lavoro creativo mi porta a non avere una routine: devo sempre essere flessibile e pronto a cambiare programma, spesso anche idea. Questo mi porta, nella vita privata, ad attuare una compensazione dove provo piacere nell’essere più abitudinario. Una “concessione” che mi conduce verso sempre uno stesso ristorante se mi sono trovato bene.

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Ph. @gabrielerosati_
5. Lei parla spesso di rapporti umani e di momenti fisici. Qual è il suo rapporto personale con il digitale? Come riesce a conciliare queste due dimensioni?

Personalmente sono molto attaccato alla fisicità delle relazioni e delle azioni, come incontrare una persona o andare nei campi a contatto con la natura. Ma mi rendo conto che l’essere digitali non sia una scelta, quindi la sfida è riuscire a tradurre il mondo nostalgico ed emozionale del mio brand attraverso dei cristalli liquidi. Per farlo, la strada del brand è stata quella di coinvolgere maggiormente le persone, portandole (virtualmente) nel backstage: mostrando loro le pagine del research book, spoilerando qualche foto. Cercando di mostrarmi per quello che sono, senza artifici o patinature: facendoli entrare nel mio mondo con uno spirito accessibile e inclusivo.

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Ph. @gabrielerosati_
6. In questo momento storico molti protagonisti della moda stanno conducendo delle campagne dal forte impatto sociale, soprattutto in tema di diritti e inclusività. Quale crede sia il compito della moda in questo ambito? Ci sono delle battaglie sociali alle quali tiene particolarmente?

Credo che, su tematiche importanti, una persona, o una azienda possa e debba prendere posizione. Anche politica. Mi rendo conto che potrebbe essere un’arma a doppio taglio, ma sono convinto del fatto che con i propri clienti e follower occorra costruire un rapporto onesto e a doppio senso, nel quale serva conoscersi davvero e piacersi. Se un follower decide di allontanarsi perché in contrasto con il tuo punto di vista significa che forse non fa parte della tua “famiglia”, è un percorso naturale…  Noi come brand ci siamo ad esempio espressi a favore del DDL Zan.

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Ph. @gabrielerosati_
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Ph. @gabrielerosati_
7. Ci sono altre tematiche che le stanno a cuore?

La salvaguardia delle eccellenze produttive locali. Come brand collaboriamo con molti artigiani locali, spesso nascosti. Stiamo trovando un modo per intervistarli, chiedendo al pubblico cosa vorrebbero sapere da loro. Credo che il plusvalore reale per una azienda sia dato dalle persone che la circondano; è importante costruire un rapporto basato sì sulla competenza, ma anche sul valore personale, sul benessere che si prova a stare assieme. Serve feeling, guardarsi negli occhi e sorridere.

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@federicocinaofficial
8. Come crede che un brand di nuova generazione possa lavorare in chiave sostenibile?

Sostenibilità” non significa soltanto salvaguardare l’ambiente, ma anche tutelare le comunità locali e il loro lavoro. Partendo dal semplice livello umano, dal portare rispetto l’uno per l’altro, dal valorizzare il lavoro altrui e le competenze. Credo che nel mondo contemporaneo queste cose siano le basi di un progetto imprenditoriale a lungo termine. Un esempio? Rispettare il fatto che un artigiano non possa produrre più di 30 pezzi di un determinato capo a settimana, perché la tecnica produttiva che adotta gli impone tale limite. Ho capito che è proprio in questa esclusività che risiede il valore: un valore fatto di artigiani appassionati, piccole botteghe e saperi “lenti”.

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Ph. @gabrielerosati_
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@federicocinaofficial

9. Se dovesse creare un moodboard di se stesso e del suo brand, che artisti, musicisti o fotografi inserirebbe?

Domanda che nessuno mi aveva fatto prima… In testa metterei Andrea Venerus @venerus , un cantautore indipendente che apprezzo molto, e che tramite la sua arte riesce ad esprimere dei valori forti. Ci sono poi molti fotografi, anche locali. Penso a Guido Guidi, un fotografo paesaggistico che vive in una affascinante casa nascosta in un bosco. L’ho incontrato per coinvolgerlo nella collezione FW21, per la quale ha accettato di farmi usare un suo disegno a mano, usato per la copertina del libro “Per strada” che fotografava la Via Emilia negli Anni 80.

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Ph. @gabrielerosati_
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Ph. @gabrielerosati_
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Ph. @gabrielerosati_
10. Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

Tutti i magazine di moda che ho comprato durante il mio percorso. Ciascuno di essi mi fa ricordare un periodo della mia vita, consentendomi di rivivere una particolare emozione, uno stato d’animo o una riflessione che risalgono a quel momento. Sono come dei cassetti di memoria che stanno sempre vicini a te.

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Ph. @gabrielerosati_

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