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Caleido intervista Elena Salmistraro designer

Caleido intervista Elena Salmistraro, designer e artista. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

Diario di: @elenasalmistraro

Ph. @simon171 | @ad_italia
1. Lei dice che il disegno – per la lentezza, la cura e l’attenzione che richiede – le permette di assorbire l’essenza di quello che sta osservando. Ci sono dei rituali, o delle consuetudini, che associa all’atto di osservazione?

Se escludiamo il disegno, non ho particolari rituali o consuetudini. In linea di massima, quando qualcosa mi colpisce, e può farlo per svariati motivi, cerco sempre di disegnarla, un po’ come si faceva da bambini per imparare bene la lezione la si riscriveva e questo ci aiutava a memorizzarla meglio, a farla nostra e soprattutto a chiarire nel modo migliore alcuni passaggi più complessi. A mio parere solo il “fare” ci permette di capire realmente a fondo le cose. È un modo per superare quell’enorme vuoto che esiste tra la teoria e la pratica. Il mio “fare” è appunto il disegno e molti di questi schizzi, che non amo mostrare, li ritengo molto personali, li ritengo gli attrezzi del mestiere a cui sono molto affezionata ed anche gelosa. Preferisco mostrare ciò che ho realmente compreso, rispetto a ciò che ho cercato di capire.

Most Illustrious Ceramic statue for Bosa
2. Le forme e i colori raccontano in modo riconoscibile il suo personale mondo, sono la sua firma. Come avviene la ricerca cromatica? Quali sono gli elementi identitari cromatici che la caratterizzano?

Io ho una formazione artistica, ed ho sempre dipinto sin da piccola. Una delle cose che mi ha sempre affascinato e su cui spendo ancora oggi molto tempo è la ricerca cromatica. Adoro mischiare i colori, trovarne la giusta graduazione, la giusta quantità di nero e credo di avere un occhio particolarmente allenato in questo. Ovviamente con la pittura è più divertente, nel design o nella grafica bisogna adattarsi a delle palette standard e soprattutto sapersi accontentare del risultato, perché quasi mai il risultato è perfettamente corrispondente alla scelta. Solitamente mi piace usare il colore come componente del progetto stesso, il colore per me non è un elemento trascurabile, serve a sottolineare, ad evidenziare o a nascondere, il colore è portatore di emozioni, non per niente si è rossi di rabbia o blu di tristezza. I colori che preferisco sono quelli scarichi, quindi con una punta di nero all’interno, mentre quelli troppo accesi mi spaventano e cerco di utilizzarli con parsimonia. Ma, come dicevo prima, molto dipende anche da cosa voglio comunicare, in certi casi sono necessari anche i colori fluo.

Project x @luisaviaroma

3. Esiste una fase di contaminazione tra la sua estetica e quella del brand per il quale lavora? Quali sono i compromessi che attua e quelli ai quali non è disposta a scendere?

Premetto che i brand con un’estetica standardizzata e predefinita mi spaventano sempre un po’, preferisco lavorare con chi ha la capacità di distinguere e comprendere le differenze, esaltandole e facendone al tempo stesso un punto di forza del brand stesso. Detto ciò, non credo esista una contaminazione estetica tra me e l’azienda, ma esiste sicuramente una comprensione del progetto da entrambe le parti. Non mi piace parlare di compromessi, è un termine che implica una rinuncia, come se tra il designer e l’azienda fosse in campo uno scontro. Personalmente preferisco parlare di collaborazione, di dialogo, cerco sempre di creare una sinergia che vada oltre il semplice accordo tra le parti, che renderebbe tutto veramente molto triste. Anche perché, solitamente non calo progetti dall’alto e non credo che un progetto possa andar bene per qualsiasi brand, anzi, sono assolutamente convinta che ogni progetto è strettamente legato a chi lo produce; con il mio lavoro cerco di raccontare anche un’azienda, il suo knowhow, i suoi materiali e la sua storia, e questo viene spesso compreso e apprezzato.

Decibel collection x @marella_official | Ph. @federicosorrentino_o
#DesignVariations2021 | BRACE YOURSELF | Ph. @thomaspagani
Installation x @marella_official
4. Il suo eclettico universo affonda le radici nel dialogo incessante tra funzione (design) e emozione (arte). Come trova un equilibrio in questa apparente dicotomia? Come avviene il processo di contaminazione tra questi due coté?

Esattamente, la dicotomia per quel che mi riguarda è solo apparente, non credo esista un confine così netto, o perlomeno in caso dovesse esistere cerco sempre di abbatterlo lavorandoci sopra, assumendolo come campo della mia ricerca se vogliamo. L’equilibrio, se c’è, credo sia dato dall’approccio, che parafrasando Mendini è quello dell’artista nel fare design e viceversa. Personalmente cerco di utilizzare sempre lo stesso metodo, lo stesso approccio, sia che si tratti di un quadro che di un divano, e questo mi permette di spaziare dal design alla moda, dall’illustrazione all’arte rimanendo sempre coerente con me stessa. Il concetto di contaminazione per quel che mi riguarda, va anche oltre la semplice “fusione” di più discipline, per quanto possibile cerco di inserire svariati elementi, segni, rimandi, citazioni, codici, che conferiscono all’oggetto un grado di complessità superiore, e credo che sia un ottimo metodo per rappresentare una contemporaneità evidentemente stratificata, varia, fluida.

Pensieri Panteschi | New collection x @lithea_official | Ph. @erika_mtt
Hotel Chimera x @ceditceramicheditalia group @florim_ceramiche | Ph. @vanniborghi
5. Il suo universo è popolato di personaggi immaginari: alcuni più rassicuranti, altri più “mostruosi”. Come nascono questi personaggi? In che modo plasma le loro personalità? In che misura essi sono connessi agli eventi della sua vita?

Come ho spesso detto, il disegno è per me un compagno di viaggio, è probabilmente il metodo comunicativo a me più affine, più naturale. Non amo molto usare le parole, preferisco sicuramente esprimermi attraverso le forme, i disegni, ed in questo la creazione di personaggi più o meno mostruosi è semplicemente un escamotage per rappresentare la quotidianità, degli stati d’animo, delle sensazioni. È un metodo molto primitivo ed evidentemente efficace, che non è dettato da richieste o obblighi lavorativi, ma è frutto di un bisogno naturale, personale, intimo. Il fatto che sia il punto di partenza, lo spunto per molti dei miei progetti, è quindi una normale conseguenza, è il mio essere in relazione a quel determinato progetto o opera, ed è anche l’elemento che conferisce una autorialità, una unicità alle mie creazioni.

Tactile 3D surfaces | Chimera Collection
6. Gli ospiti di Caleido ci permettono di indagare e comprendere la società nella quale viviamo. Lei, come donna imprenditrice e creativa, con un’importante esposizione mediatica, sente sua la responsabilità di essere un esempio di empowerment femminile? Quali crede siano, in questo ambito, le battaglie più urgenti da combattere?

Assolutamente sì. Le differenze di trattamento tra uomini e donne sono ancora purtroppo molto evidenti nella nostra società, basti pensare ai salari. Per una donna è sicuramente tutto più difficile, e diventando mamma questo aspetto diventa ancora più evidente. Se penso al design, le donne ci sono sempre state, ma spesso i riflettori erano puntati altrove. Personalmente non credo molto nelle battaglie, ma credo molto nell’educazione, come diceva Munari è difficile far cambiare idea ad un adulto, quindi concentriamoci sui bambini. Proprio per questo oggi credo sia giusto mostrare quello che hanno fatto e fanno le donne, che non vuol dire creare un distinguo da quello che fanno gli uomini, ma vuol semplicemente restituire una dignità spesso sottratta.

Efesto x @orografie @perabitaredentrolecose @giorgia.brt | Ph. @max_rommel
Eulero Outline x @cc_tapis | Ph. @wunderlab
7. Il suo lavoro è spesso considerato ironico, allegro e colorato. Delle caratteristiche che immagino contraddistinguano anche la sua personalità. Nei momenti meno spensierati, come donna o come artista, quali sono delle attività che la fanno stare bene e la fanno riappacificare col mondo (e le persone)?

Solitamente quando sono sotto stress, l’unica soluzione è andare in campagna o al mare, comunque lontano dalla città. Respirare aria pulita aiuta la mia riconciliazione con il mondo. Mi piace fare delle lunghe passeggiate, cammino molto perché non essendo propriamente una sportiva è l’unica soluzione, anche se mi piacerebbe molto riuscire a dedicarmi a qualche attività. Anche il cinema e le mostre sono un ottimo metodo per ritrovare me stessa, mentre per il resto, essendo una persona molto abitudinaria preferisco dedicarmi alla famiglia ed alla quotidianità.

Chhau dancer | Cabinet x @scarlet_splendour
8. Ripensando all’inizio della sua carriera, quali sono le pagine che scriverebbe in un suo Diario per raccontare quei momenti? Se queste pagine passassero nelle mani dei suoi figli, quali sarebbero i 3 principali insegnamenti che vorrebbe trasferissero?

Riscriverei e rifarei tutto, sia il bello che il brutto, anche perché se oggi sono qui a cercare di raccontarvi quello che faccio è proprio perché fin da subito ho cercato di mettermi in gioco, non ho accettato compromessi e non ho mai smesso di credere in me stessa. Ho iniziato con una collezione di pupazzi realizzati con degli scarti di pannolenci, e per farlo dovetti vendere la mia auto. Poi sono passata ai lavori in carta ed alla ceramica, per arrivare a collaborare con delle aziende. È stato un crescendo, un lavoro duro fatto di sacrifici e tanto lavoro, ma che, negli anni, mi ha regalato anche molte soddisfazioni. Spero che i miei figli dai miei insegnamenti imparino ad essere sempre loro stessi, sempre sinceri, al di là di tutto. Vorrei che imparassero la perseveranza, che guida ogni scelta ed ogni progetto nella vita, e soprattutto che imparassero a divertirsi e ad essere felici.

#DesignVariations2021 | BRACE YOURSELF | Ph. @thomaspagani
9. Le sue opere permettono a chi le osserva/possiede di volare con la fantasia verso mete lontane. Qual è un luogo, già visitato in passato, che vorrebbe rivedere? Quando viaggia, in che modo archivia le informazioni visive (es. fotografa, dipinge, scrive?)?

Vorrei sempre rivedere i luoghi della mia infanzia, come la Sardegna e il Trentino. Gli odori, i colori, le emozioni, i ricordi che mi legano a quei luoghi sono difficili da ritrovare in qualsiasi altro posto e, probabilmente, inconsciamente vado sempre in cerca di qualcosa che gli somigli. Per il resto non archivio quasi nulla, o se proprio devo essere sincera archivio in modo assolutamente caotico e scomposto qualsiasi cosa quotidianamente. Mio marito dice che sono al limite per essere definita accumulatrice seriale. Durante i viaggi faccio foto o disegno, dipende dal tempo a disposizione, mentre molto raramente scrivo qualcosa. Preferisco concentrarmi sulle emozioni, e sulle vibrazioni che un luogo riesce a trasmettermi. Ho la necessità di vivere un luogo e non semplicemente visitarlo.

Posidonia Living collection x @natuzzi
Posidonia Living collection x @natuzzi
10. Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

Senza alcun dubbio un vaso di Alessandro Mendini decorato da 2501 , quindi il vaso di un maestro decorato da uno degli artisti che apprezzo di più, oltre che un amico. È un vaso unico, che ho acquistato durante un’asta in Triennale, ha una bella energia, è un oggetto che colma, un oggetto che esalta, è un oggetto che riesce a tenermi compagnia.

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