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Caleido intervista David/Nicolas design studio

Caleido intervista David Raffoul and Nicolas Moussallem, fondatori dello studio di design David/Nicolas a Beirut. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @davidandnicolas

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Ph. Marco Pinarelli
1. Credo che la musica abbia la forte capacità di ispirare (se ascoltata in modo attivo) e di stimolare (quando in background). Per questo in MM siamo soliti lavorare con la musica di sottofondo, che spesso è la soundtrack del vostro canale Spotify. Siete tipi da “track in loop”, playlist o musica sconosciuta scoperta in modalità radar?

Sì, la musica sicuramente condiziona il nostro umore e il mood della nostra giornata. Tendiamo ad essere sia orientati alle playlist che alle scoperte, dipende dal tipo di lavoro che stiamo facendo. Tendenzialmente siamo più orientati alle playlist e alla musica ricercata quando siamo in un processo di creazione, perché ascoltare musica inadeguata in quel momento va a incidere sul nostro umore e ci fa concentrare più sulla musica che sulla creazione stessa. Tuttavia, nei giorni meno carichi di lavoro, amiamo esplorare la nostra Discover Weekly di Spotify perchè spesso ha tracce interessanti che non avremmo scoperto senza di essa!

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@davidandnicolas
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@davidandnicolas
2. Siete delle persone abitudinarie o amate variare la routine? Quali sono i vostri rituali creativi? Il vostro studio (e voi come creativi) è una presenza globale. Come avete affrontato l’orizzonte creativo “ridotto” a causa della pandemia? Ci sono fonti di ispirazione “locali” che avete scoperto/riscoperto?

Non si tratta di essere abitudinari, ma ci piace e in effetti ci manca la nostra piccola bolla di comfort. Con l’esplosione di agosto, abbiamo quasi perso tutto, anche il caffè del quartiere e la biblioteca in cui di solito ci sedevamo a chiacchierare o a fare brainstorming. Onestamente la pandemia è stata l’ultimo dei nostri problemi qui in Libano, ma ci ha insegnato che potremmo effettivamente lavorare molto bene in smart working, il che è un bene visto che stiamo espandendo lo studio a Milano. Questo periodo ci ha rassicurati sul fatto che possiamo gestire bene entrambe le sedi contemporaneamente.

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@davidandnicolas
3. Il vostro è un linguaggio estetico composito. Se doveste dedicare a voi stessi un moodboard, per aiutarci a capire maggiormente il vostro mondo, di che immagini si comporrebbe? Quali sono reference che dovremmo assolutamente includere?

È un mix di tante cose diverse. Il moodboard avrebbe probabilmente un’immagine di dettaglio di un’auto d’epoca, uno zoom su un fiore, una texture, un colore, un’astronave, un’architettura antica, forse un pezzo d’arte o un’installazione. Spesso condividiamo queste immagini sul nostro account Instagram.

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@davidandnicolas
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@davidandnicolas
4. Una delle vostre attività è “Gallery Work”: una serie di pezzi esclusivi in limited edition con una forte anima artigianale, il cui scopo è trascendere l’oggetto da semplice prodotto a scultura funzionale. Quando il design diventa arte?

Ci sono molti fattori che possono rendere un oggetto collezionabile o meno. Prima di tutto, crediamo che questi oggetti debbano essere il risultato di una ricerca che l’ideatore porta avanti da tempo e devono essere in linea con la sua visione d’insieme. Un altro punto importante da prendere in considerazione è la rarità dell’oggetto, la sua rarità nel materiale, nella tecnica di produzione e nel concetto. Ultimo, ma non meno importante, la disponibilità dell’oggetto sul mercato può anche influenzare molto la sua domanda e questo è molto importante da controllare perché diventi un oggetto da collezione.

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@davidandnicolas
5. Come studio, collaborate con aziende affermate come Pierre Frey, CC-Tapis, de Gournay, Moooi, Vista Alegre. Come combinare il vostro DNA con quello del cliente? Quali sono gli aspetti del cliente sul quale vi concentrate maggiormente? Quali sono le sfide che vi appassionano di più?

Per qualche strana ragione, crediamo che la conversazione che abbiamo con i nostri diversi clienti dia forma ai prodotti. Non ci pensiamo, lasciamo semplicemente fluire il processo creativo e inconsciamente finiamo per ottenere un oggetto che è il risultato di entrambi i nostri DNA. Ci piace vedere il modo in cui i pezzi sono costruiti, spesso è più impegnativo di quanto sembri, e trovare tutte le diverse soluzioni: è una delle parti più eccitanti dell’intero processo!

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@davidandnicolas

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@davidandnicolas
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@davidandnicolas
6. Tutto è design, e dietro ad ogni oggetto o ambiente c’è qualcuno che l’ha progettato. Sono rimasto molto affascinato dal vostro design di un ascensore. Come avete affrontato un progetto così particolare? Quali sono state le sfide più avvincenti? Qual è un altro oggetto/ambiente funzionale che vi piacerebbe progettare?

Grazie, sì, l’ascensore è stato un progetto molto interessante perché il caso in cui il prodotto diventa un interior. Ciò che è interessante è che nell’ascensore la persona è molto vicina alle diverse superfici e ai dettagli ed è per questo che abbiamo voluto lavorare su diverse finiture, immergendoci in profondità nei dettagli di tutti gli elementi. Abbiamo lavorato attorno all’idea di pensare a queste “cabine” come capsule del tempo: spesso sono tranquille, strane o addirittura sexy. Alla fine della giornata, non sai mai dove si fermerà e chi incontrerai per un paio di secondi. Potrebbe essere un amico, un colpo di fulmine, il tuo capo o un vicino impertinente che stai evitando. Sarebbe bello lavorare su qualsiasi altro oggetto funzionale, non abbiamo nessun tipo di limite e siamo aperti a tutto!

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@davidandnicolas
7. La dimensione digitale è oggi una realtà imprescindibile, che spesso fatica a combinarsi con le necessità comunicative ed esperienziali dei designer o dei brand, che restano fisiche e concrete. Qual è il vostro rapporto con “il digital”? In che modo il vostro lavoro dialoga con la comunicazione digitale?

Non ci pensiamo molto, ci limitiamo a fare il nostro lavoro e a comunicarlo nel modo che riteniamo più giusto.

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@davidandnicolas
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@davidandnicolas
8. Processo creativo: dagli schizzi a mano (molto dettagliati, complimenti!) al prodotto finito. C’è un metodo standard che applicate ai vostri progetti? C’è una combinazione tra lavoro solitario e lavoro di squadra? Gli schizzi a mano sono un modo per pensare o un modo per raccontare un’idea già concretizzata?

Gli schizzi a mano fanno parte del processo, così come la scrittura, la ricerca, i test e molti altri modi di esplorazione; tutto dipende dal tipo di oggetti su cui dobbiamo lavorare. Lo schizzo a mano può essere il risultato finale che presentiamo o può essere solo un mezzo ad uso interno: è un modo di comunicare che ci aiuta a mostrare ciò che abbiamo in mente!

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Ph. @matt_harrington
9. Immaginatevi di accompagnarmi in un creative-tour di 48h a Beirut. Quali sono le 5 persone creative (raggiungibili anche su Instagram) che mi suggerireste di intervistare?

Studio Safar @studiosafar , Nada Debs @studionadadebs , Sandra Mansour @sandramansour , PSLab @pslab, Mara Atelier @mara__atelier

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@davidandnicolas
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@davidandnicolas
10. Qual è un oggetto della vostra casa al quale non rinuncereste mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci mandate una foto scattata da voi?

David: Il mio piatto “Digital Love”. È stato uno dei primi prototipi che abbiamo sviluppato in Portogallo quando avevamo appena avviato lo studio.

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Ph. David Raffoul
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Ph. Nicolas Moussallem

Nicolas: Il peluche di mia figlia… Senza di esso non dormirebbe (e nemmeno noi).

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