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Caleido intervista Charity Dago talent manager

Caleido intervista Charity Dago, talent manager, consulente di immagine e imprenditrice italiana di origini nigeriane. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @charity.dago

caleido intervista charity dago talent manager
@charity.dago
1. Ha fondato Wariboko, che si definisce “una agenzia di management di artisti afro-discendenti”. Le confesso che, alla prima lettura, mi sono lasciato convincere senza incertezze. Ma alla seconda mi sono ripromesso di chiederLe: perché ha sentito l’esigenza di definire un criterio di origine su base etnica? La parola etnica è politically correct (il mio retaggio di studi Diplomatici mi impone una certa cautela lessicale)?

Ho sentito l’esigenza di definire un criterio di origine su base etnica, perché in Italia le persone nere non sono rappresentate abbastanza. Il 2020 si è dimostrato un anno rivoluzionario per tutti quanti: abbiamo messo in discussione il nostro modo di vivere e le nostre emozioni. Rappresentare una diversità culturale ed etnica è una grossa sfida. È intrinseco il ruolo di educazione alla diversità.

2. Che cosa significa, al di la del significato geografico, essere afro-discendenti? Quali sono i tratti che vi identificano/accomunano?

Il significato geografico è importante. Ci si identifica come afro-discendenti perché si ha un rapporto viscerale con il continente. Questo rapporto è visibile attraverso il proprio colore di pelle e attraverso il proprio vissuto. Ciò sta ad indicare che ci accomuna il fatto di vivere quotidianamente uno svantaggio sociale.

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3. Talenti musicali come Ghali e Mahmood hanno portato nella ritmica italiana dei rimandi alle culture identitarie delle loro radici familiari (nord-africane). Facendoci quindi scoprire, tramite la musica, quanto l’integrazione culturale possa essere un piacevole arricchimento. In altri Paesi come la Francia o la Gran Bretagna questo processo è già ben più evoluto. Quali sono gli altri ambiti culturali nei quali, in Italia, l’integrazione è più indietro? In che termini? Perché?

La parola integrazione è l’esempio per eccellenza di non sviluppo e quindi di non evoluzione. Si poteva tollerare il termine integrazione negli anni ’90, ma ad oggi i ragazzi neri nati sul suolo italiano cominciano ad essere molti. Io stessa sono nata in Italia ed incarno la cultura italiana al 100%. Non devo essere integrata. È più corretto parlare di inclusione. Integrazione significa inserire qualcosa di esterno e sconosciuto in un processo già collaudato. Una frase di Verna Myers è molto esplicativa: “La diversità è che ti invitano ad una festa; l’inclusione è che ti invitano a ballare”. In Italia siamo ancora ad uno stato precoce di diversità, l’inclusione sembra essere un miraggio, ma sono convinta che le cose cambieranno presto.

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4. Dopo la separazione ai tempi dell’asilo nido da Emeka, il mio migliore amico afro-discendente, avevo recuperato (con grande difficoltà) un bambolotto di colore (l’unico disponibile nel raggio di chilometri) per colmare la mancanza. Questo per dire che la questione etnica non è mai stata “una questione”: per me lui era semplicemente Emeka. Le recenti manifestazioni dei movimenti attivisti #BlackLivesMatter mi hanno invece risvegliato sul fatto che i fenomeni discriminatori sono ancora drammaticamente attuali, e forse più vicini di quanto non pensassi. Le chiedo dunque: quali crede siano 3 azioni concrete che ciascuno di noi potrebbe fare, nella sua quotidianità e comunità, per accelerare il processo di integrazione?

I bambini sono puri e si fanno guidare esclusivamente dai sentimenti, il peggio viene dopo. Da adulti, in base alle nostre esperienze, cataloghiamo le cose e le persone definendole buone o cattive. A volte è involontaria la reazione, e non ci rendiamo conto di avere degli atteggiamenti razzisti. Non siamo abituati alla diversità: sessuale, culturale, etnica, religiosa, fisica ecc… Io non ho mai avuto una bambola che mi rappresentasse fino all’età adulta. Questo è un trauma! Utilizziamo termini non adatti senza esserne coscienti: il termine “di colore” non è corretto. Implica una posizione di superiorità da parte del caucasico che si auto-definisce senza colore, abbiamo tutti un colore, non solo gli afro-discendenti. “Di colore” poteva essere tollerato negli anni ’90, oggi non più.

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5. Qual è una persona che, nel corso della Sua vita, ha segnato un tratto della Sua personalità che ad oggi ritiene che la contraddistingua? Come lo ha fatto?

Molte persone anche nella vita reale, ma Oprah Winfrey è colei che mi ha ispirato per la creazione di questa agenzia. È una donna molto carismatica. Con il suo programma è riuscita a portare temi sociali importanti all’attenzione del pubblico e ad influenzare positivamente le persone. È un’istituzione ed è molto rispettata.

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6. Quando da Europei pensiamo all’Africa, la pensiamo più omogenea e uniforme di quanto in realtà non lo sia (Africa è il Marocco, il Sudafrica è il Burkina Faso, ma tra loro ci sono dei “mondi”). E sebbene mi ritenga una persona informata e cosmopolita, ho sempre l’impressione di saperne troppo poco. Quali sono delle letture, dei film, dei podcast, o altri mezzi, di facile reperibilità, che possono aiutarci a definire meglio le complesse variegature del Continente africano?

Il Continente africano è immenso, così anche i suoi popoli. Il punto centrale è il fatto di decolonizzare la propria mente. La persona caucasica ha un pensiero eurocentrico, ed è difficile da smantellare. Consiglio vivamente la visione di “I am not your negro” di Raoul Peck, tutto quello che riguarda lo scrittore afro-americano James Baldwin, e i romanzi di Chimamanda Ngozi Adichie, una scrittrice di origine nigeriana che ha il potere di raccontare l’Africa in modo straordinario “Dovremmo essere tutti femministi”.

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7. Lei è una rappresentante di talenti emergenti. Ce ne indica qualcuno da iniziare a seguire su Instagram? Ce li descrive brevemente?

Indicherò una giovane donna e un giovane uomo che conosco personalmente e che seguo in alcuni progetti artistici: @iambintadiaw è una visual artist italo-senegalese. La sua ricerca è finalizzata alla creazione di installazioni e di opere che commentano fenomeni sociali come la migrazione, l’immigrazione, nozioni di identità e del corpo femminile nero in un contesto occidentale. @theoimani è un appassionato di arte contemporanea africana. Studia medicina all’Università di Pavia, è italo-ghanese, e vive a Verona. È un ragazzo intelligente e sensibile. Lo stimo molto anche dal punto di vista personale. Sul suo profilo Instagram, ci racconta dei suoi dittici e del parallelismo tra arte africana e occidentale.

8. Quali sono dei musicisti afro-discendenti dei quali dovremmo assolutamente avere un disco? Quali sono le tracce che più la fanno sentire radicata nelle Sue origini?

Anche qui nominerò una giovane donna e un giovane uomo che mi fanno vibrare il cuore: @loretta_grace è un’artista e attrice poliedrica. È magnetica. È da vedere assolutamente live, non capisco perché non sia in tv a fare quello che le viene meglio: intrattenere tutti in modo ironico ed intelligente. La sua cover di “Halo” su Youtube è da brividi. @davidblankofficial e la sua “Standing in line” ogni volta mi fa fare un tuffo nel mio passato, riaffiorano i ricordi della mia adolescenza, di quando sognavo ad occhi aperti di cambiare la mia vita. David sta facendo un percorso bellissimo, se lo merita tutto.

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9. Oltre alle questioni etniche, purtroppo anche quelle di genere sono ancora dei “temi caldi” nel nostro Paese. Come Lei, da “guerriera”, nella sua quotidianità, sta affrontando le sfide dei nostri tempi?

L’esercizio che sto mettendo in pratica quotidianamente è quello di osservare la diversità e di non incorrere possibilmente io stessa in errori. Ho imparato in questo 2020 a riconoscere i miei privilegi. Rispetto ad un uomo, bianco ed etero, sono in una condizione di svantaggio, ma rispetto ad una donna nera, omosessuale, e disabile mi trovo ad essere in una condizione di vantaggio agli occhi della società. Questo è un aspetto da non sottovalutare. Essere cosciente di ciò a volte fa proprio la differenza sul piano della sensibilità. Guardo inevitabilmente il mondo con occhi diversi.

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10. Qual è un oggetto della Sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da Lei?

In questo 2020 ho messo in atto cambiamenti radicali, e mi sono liberata di molti oggetti. Mi sono molto alleggerita. Nei cambi di casa, ho portato con me alcune cose e mi sono affezionata ad una luce-decorazione: la E commerciale. Inventata come abbreviazione, per me ha sempre rappresentato l’idea di un’associazione a qualcuno o a qualcosa in senso positivo. Charity & …

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