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Caleido intervista Adriano Meneghetti fashion designer

Caleido intervista Adriano Meneghetti, fashion designer e fondatore dell’omonimo brand di accessori. Benvenuti in Caleido, diario d’ispirazione che contiene molte storie: di persone creative, di tendenze, di viaggi, di oggetti. / Leggi qui l’Editor’s letter

 

Diario di: @adrianomeneghettiofficial

Caleido intervista Adriano Meneghetti
Ph. @mauroparma_ph
1. Uno dei concetti che emerge con più forza dal suo lavoro è quello legato al made in Italy. Un’Italia che emerge dalle ispirazioni, dai luoghi, dai saper fare. Che cos’è per lei il made in Italy? Quali sente siano le nuove sfide che un creativo, come lei, è chiamato a vincere per assicurare al made in Italy un futuro di successo?

L’espressione Made in Italy, che inizialmente nasce per difendere i prodotti italiani dalla falsificazione, ed oggi è sinonimo di un certo tipo di qualità e saper fare, è, secondo me, una conseguenza dalle radici antichissime di storia, cultura e tradizioni sviluppatesi, custodite e tramandate nel corso dei secoli. Basti pensare a periodi storici come il Rinascimento ed al patrimonio che da esso abbiamo ereditato per farsi un’idea. Ecco perchè è molto difficile definire il termine Made in Italy senza essere riduttivi o scadere nei soliti luoghi comuni. Per quanto mi riguarda, il Made in Italy legato all’artigianalità è stato il punto di partenza del mio progetto e ne è tutt’oggi il fulcro: mani sapienti e capi chini che fanno diventare i sogni realtà. Per questo motivo, ho sempre affermato che nascere in Italia è stato un grande privilegio: potersi rivolgere ai migliori artigiani del mondo a chilometro zero o quasi è un enorme vantaggio. Cerco di trascorrere più tempo possibile in laboratorio, i nostri prodotti si definiscono, si evolvono e si concretizzano lì, dal confronto e dall’apprendimento. Il vero tesoro è la conoscenza. Oggi più che mai, la sfida che ogni creativo o marchio di moda dovrebbe vincere è quella di valorizzare e salvaguardare la filiera, commercializzando prodotti realmente Made in Italy e, al tempo stesso, dovremmo tutti impegnarci nell’esigere delle normative più chiare e severe per l’utilizzo del marchio Made in Italy, ad oggi molto abusato e poco tutelato.

Caleido intervista Adriano Meneghetti
@adrianomeneghettiofficial
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2. Sui social ha di recente postato una foto (stilosissima) di Lucio Battisti, asserendo al fatto che l’ascoltare buona musica sia un ingrediente fondamentale per vivere bene. Quali sono 5 musicisti della tradizione e 5 di nuova generazione che ci suggerisce di iniziare ad ascoltare?
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@adrianomeneghettiofficial

La musica è un’arte potentissima, che influisce come poche altre sulle emozioni. Può avere tante funzioni differenti e per me è fondamentale. Interpreto la tua frase “iniziare ad ascoltare” nel senso di cominciare ad ascoltare musicisti diversi dai classici mostri sacri come Battiato, De Andrè, Dalla, De Gregori @degregoriofficial, Paolo Conte @paoloconte_official, Rino Gaetano, eccetera… che credo e spero ascoltino tutti. In ogni caso, questa domanda è difficilissima! Citarne solo 5 è un compito davvero arduo, quindi mi limiterò ad elencare quelli che sto riascoltando ultimamente. In ordine sparso, per quanto riguarda gli artisti della tradizione cito: Bruno Lauzi, Nada @nadamalanima, Fred Buscaglione, Avion Travel, Enzo Jannacci. Della nuova generazione, invece: Vinicio Capossela @vcapossela, Subsonica @subsonicaofficial, Bluvertigo @bluvertigoofficial, Ex-Otago @exotago, Brunori Sas @brunorisas.

3. Quando pensa ad un nuovo prodotto, come avviene il suo percorso creativo? Quali sono le sue fonti di ispirazione o rituali creativi? È un creativo solitario?

Vivo, come credo chiunque faccia il mio mestiere, in un processo creativo costante, nel mio caso senza percorsi o rituali precisi. La creatività per quanto mi riguarda è sinonimo di libertà, il mio approccio è libero da ogni schema o preconcetto ed abbastanza istintivo. Cito sempre il titolo di un libro pubblicato nei primi anni 2000 da un designer che stimo molto, Paul Smith, che riassume l’essenza della libertà creativa in questo modo: “You Can Find Inspiration in Everything*: (*and If You Can’t, Look Again!)”. Penso che la creatività si possa trovare in qualsiasi cosa, più che altro è il come si guardano le cose che fa la differenza. Ho un percorso creativo molto mentale, quando ho un’idea o ricevo un input per creare qualcosa, questa diventa un’ossessione a cui penso ininterrottamente finché non prende una forma definita ed è finalmente possibile concretizzarla con un disegno o altro. In questo senso sono un creativo abbastanza solitario, almeno in questa prima fase, fino a quando non mi sono schiarito bene le idee. Dopo, però, è fondamentale l’aiuto ed il confronto delle persone che stimo, prima di tutti mia moglie Carolina che è in assoluto la prima a cui sottopongo ogni nuova idea o progetto.

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4. Lei, come brand e come creativo, è molto apprezzato nel Far East. Quali sono gli aspetti che più la affascinano di quella cultura? Quali sono delle persone che ci consiglia di seguire su Instagram?

Far East significa tanti mondi e culture differenti tra loro. Mi concentrerò sul Giappone, che è il nostro mercato di riferimento ed un Paese che amo profondamente. Lì i rapporti umani si regolano in base all’educazione e l’approccio che bisogna avere con il prossimo è sempre umile. Se in Occidente si è spesso spronati a dimostrare il proprio valore personale, le proprie doti, risultando molte volte ingiustificatamente arroganti, in Giappone si preferisce mantenere un atteggiamento modesto, dimostrandosi sempre pronti e desiderosi di imparare qualcosa di nuovo dal prossimo. Altra caratteristica che mi affascina molto è l’ossessiva ricerca della perfezione, un’ossessività positiva, motivazionale, s’intende, che sprona a non accontentarsi mai, continuando a migliorare per tutta la vita, essendo consapevoli che la perfezione non esiste. Per concludere, il forte senso civico che accomuna tutta la popolazione, fa del Giappone un Paese estremamente evoluto ed incantevole. Su Instagram consiglio di seguire Yasuto Kamoshita @kamoshita, caro amico e fondatore di United Arrows, KAPITAL @kapitalglobal, il marchio più pazzo del mondo ed immancabile tappa durante i miei viaggi in Giappone, Berberjin @berberjin_harajuku, uno dei migliori vintage store al mondo e Recouture @recouture__, un “calzolaio 2.0” specializzato in customizzazione: fanno delle cose pazzesche!

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5. Nel suo profilo inizia definendosi una persona “sentimentale”. Mi ha incuriosito quest’ordine narrativo e dunque approfitto di Caleido, diario di viaggio che racconta le storie di persone e oggetti, per chiederle 3 aneddoti che ci aiutano a conoscerla meglio da questo punto di vista.

L’essere sentimentale è un tratto del mio carattere legato ad un certo tipo di sensibilità che ho imparato a valorizzare con gli anni. Non saprei citare degli aneddoti precisi a riguardo, piuttosto, penso che l’essere sentimentali comprenda una totalità di azioni e di approccio alla vita ed alle relazioni, con persone ed animali così come con gli oggetti. Difficilmente riesco a buttare qualcosa che abbia vissuto con me dei momenti importanti. Ogni oggetto che mi circonda è ambasciatore e custode di ricordi ed esperienze che hanno contribuito a farmi diventare ciò che sono oggi.

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6. Dal suo lavoro e dall’immagine del suo brand emerge una contaminazione continua tra fascino del passato ed estetica contemporanea. È forse questo che permette ai suoi prodotti di essere senza tempo, come un bell’orologio che ci accompagna nella vita superando le mode passeggere? In che modo riesce a far dialogare queste due dimensioni, trasformandole in un elemento identitario?

Timeless è una delle parole chiave del mio progetto. È una questione di gusti ed inclinazioni. Personalmente sono sempre stato affascinato dai prodotti che durano nel tempo tanto da poter essere tramandati di generazione in generazione. A proposito di orologi, il payoff di un importante marchio afferma che “i loro prodotti non si posseggono mai veramente, semplicemente, si custodiscono e si tramandano“. Ecco, credo non si potesse sintetizzare meglio il concetto. Ho sempre cercato di partire dal passato per scrivere il futuro e questo mi ha aiutato anche ad avere coerenza senza mai dimenticare chi sono e da dove provengo. È importante ricordare, però, che il passato deve essere un punto di partenza e non una gabbia in cui rimanere intrappolati: si vive nel presente pensando al futuro, sempre.

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7. Il suo è un brand monoprodotto (o quasi). Se dovesse esplorare altri ambiti creativi (anche fuori dalla moda) che cosa le piacerebbe disegnare? In che modo lo farebbe?

In realtà produciamo e distribuiamo quasi tutti gli accessori a parte le scarpe e, da ormai quasi quattro anni, abbiamo iniziato anche un piccolo progetto di capi su misura che per ora è ancora riservato a pochi intimi. Diciamo che la cintura, prodotto dal quale siamo partiti, è ancor oggi l’accessorio più sviluppato e riconosciuto. La mia vocazione e formazione artistica mi ha sempre portato ad esplorare più campi contemporaneamente: arte, architettura, interior e product design, grafica, fotografia, moda. Questo è il mio pane quotidiano da più di 20 anni. Lo dico con umiltà e parlo di passioni, ciò non significa che mi senta un fotografo o un architetto, ci mancherebbe. Se dovessi scegliere, architettura ed interior design sarebbero tra le primissime opzioni, sono discipline che sento molto vicine e per ovvie ragioni più impegnative da concretizzare rispetto alle altre citate. Lo farei nel modo in cui approccio qualsiasi cosa: cercando di essere onesto con me stesso, rispettando il genius loci e ricercando la mia irrepetibilità. Come diceva Giovanni Gastel, “Noi umani siamo tutti esseri simili ma irripetibili e la vera sfida è riuscire a far emergere la propria unicità”. Che è poi il motivo per cui si sceglie una persona, una cosa o un prodotto rispetto ad un’altra.

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@adrianomeneghettiofficial
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8. Il suo universo comunicativo, a differenza di tanti altri brand, è molto inclusivo. Lei non si vede quasi mai, e molto spesso sono le persone che indossano i suoi prodotti ad essere al centro della scena. Qual è il suo modo preferito per relazionarsi con loro? Qual è la dimensione sociale (e social) nella quale si sente più a suo agio?

Sono felice che traspaia questa cosa. Ho sempre pensato che prima della mia persona dovesse emergere il prodotto: se non c’è sostanza, si possono creare le immagini più belle, ci si può vendere al meglio ma si ha poca durata e credibilità. L’impazzare dei social network ha, sotto certi aspetti, sovvertito l’ordine di importanza delle cose ed io ne ho sempre preso con convinzione le distanze. L’egocentrismo stufa, dopo un po’ annoia chiunque, i prodotti no, se sono validi, durano per sempre. Il rapporto con chi indossa i nostri prodotti è molto onesto e naturale. Come è giusto che sia, sono loro a sceglierci e dal canto nostro abbiamo sempre dato estrema importanza al servizio clienti: trasparenza totale e risposte veloci, se possibile in tempo reale e, se necessario, seguiamo il cliente in tutte le fasi di acquisto, soprattutto oggi dove ciò avviene per la maggior parte dei casi online senza aver modo di toccare con mano il prodotto. In quest’epoca sempre più digitale, offrire un sevizio accurato è ancora più fondamentale. La dimensione nella quale mi sento più a mio agio, però, è quella che include il rapporto umano. È bello poter fare le call con chi sta dall’altra parte del mondo ovunque sia, ma, tante volte, una stretta di mano o una pacca sulla spalla risolvono ore di mail e telefonate.

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9. Che cosa cercherà dai concorrenti di MM Award? Quali sono le caratteristiche dei giovani creativi che più la affascinano?

Cercherò cultura, unicità ed onestà: caratteristiche imprescindibili che vengono prima della creatività stessa.

10. Qual è un oggetto della sua casa al quale non rinuncerebbe mai? Qual è il ricordo legato ad esso? Ci manda una foto scattata da lei?

Un’antica statuetta di Sant’Antonio che tiene in braccio Gesù Bambino, appartenuta alla nonna di mia moglie, Marilù, la quale gli era devota. Lei era una donna straordinaria, diventata a tutti gli effetti una terza nonna per me. Tanto straordinaria che nostra figlia, di otto mesi, si chiama Marilù in suo onore. La leggenda vuole che quando Marilù avanzava delle richieste a Sant’Antonio, facesse sparire il Bambino fino a quando le richieste non fossero state avverate. È una cosa che ho sempre trovato molto buffa e geniale al tempo stesso e pensando al tipo di donna che era Marilù, aristocratica e dalla classe infinita, mi ha sempre fatto sorridere tantissimo perché totalmente inaspettata.

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